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[ITALIA] Calcio e violenza

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[ITALIA] Calcio e violenza

Messaggiodi susamiello » 01/09/2008, 12:28

Calcio e violenza,sono già liberi gli ultrà fermati

Abete: «che amarezza, bisogna debellare questo branco di delinquenti»
Il questore: «Ho fatto partire quel treno, non c'erano pericoli per l'ordine pubblico»
Antonino Puglisi parla del convoglio 'occupato' dagli ultrà del Napoli. I cinque fermati sono già stati scarcerati

NAPOLI - «Quando quel treno si è mosso da Napoli, non c'era alcun pericolo di ordine pubblico» e quindi nessun motivo per impedirne la partenza: «Cosa avrei dovuto fare, un processo alle intenzioni?». Si difende così, in un'intervista a Il Mattino, il questore del capoluogo campano, Antonino Puglisi, che ha deciso di far partire regolarmente il convoglio con a bordo gli ultrà che poi hanno devastato la stazione Termini a Roma. «Trovo deplorevole quanto accaduto a bordo dell'intercity, considero spiacevole qualsiasi forma di violenza contro persone o cose - aggiunge Puglisi -. È stata una follia inqualificabile, ma quando il treno si è mosso non c'erano segnali di allarme al di là del naturale disagio dei passeggeri costretti a viaggiare in carrozze affollate di tifosi. Tanto che in molti hanno cambiato treno, ma l'hanno fatto in modo autonomo e spontaneo, senza alcuna pressione o violenza».

Fonte: Corriere.it
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Caso ultras del Napoli - La resa dello Stato

Messaggiodi susamiello » 02/09/2008, 11:45

Le cose del calcio hanno un gran pregio: smascherano l'ipocrisia nazionale, ci rivelano quanto "politica" e ideologica sia la strategia della "tolleranza zero" che governi di ogni colore hanno proposto nel tempo. Nella prima giornata del campionato di calcio, la "tolleranza zero" è diventata massima tolleranza. Non avviene per una sventura o per un'avventura.

I fatti sono noti. Un paio di migliaia di tifosi organizzati del Napoli hanno invaso la stazione ferroviaria di piazza Garibaldi; assalito un treno; costretto i viaggiatori ad allontanarsi e preteso che il convoglio raggiungesse Roma, dove i prepotenti - molti con il passamontagna a coprire il volto - sono stati accolti da trenta bus che li hanno accompagnati - gratis - all'Olimpico dove sono entrati senza alcun controllo dal cancello principale, molti senza biglietto, alcuni con sacchi di bombe carta.

Il viaggio ha provocato danni alle cose (vagoni, bus) per quasi 600 mila euro. Oggi tutti a chiedersi come sia potuto accadere quel che, con un eufemismo, il sottosegretario agli Interni Mantovano definisce "una catena di anomalie".

A porre la domanda in giro è la solita solfa italiana che riduce il fare al dire. Le Ferrovie dicono di aver fatto sapere che, nel giorno del rientro dalle vacanze per migliaia di italiani, non c'era possibilità di formare treni speciali. Il Calcio Napoli si difende ricordando di aver avvertito i tifosi delle difficoltà delle Ferrovie. Il questore di Napoli, poverino, arriva a sostenere che quando è partito il treno era tutto a posto, tutto tranquillo, gli adrenalinici viaggiatori avevano - tutti - il biglietto delle ferrovie, dello stadio e nessuno - nessuno - era armato. Nemmeno chessò una "lama" o un petardo.

A sua volta, la questura di Roma spiega che, una volta che la banda di animals (1500/2000) è giunta nella Capitale, l'opzione più illuminata prevede di condurli nel recinto dello stadio per "ridurre il danno": "Perdi la faccia, è vero, ma eviti che se ne vadano a distruggere il centro della città, che sarebbe molto peggio".

Come sempre dopo queste "catastrofi dello Stato", suonano alte le grida di sdegno. Il giorno dopo, sono a basso prezzo e nessuno si tira indietro. E poi nascono per durare poco o niente. Più o meno un anno fa, eravamo nella stessa situazione, ricordate? A febbraio era stato ucciso l'ispettore di polizia Filippo Raciti, il "decreto Amato" aveva incarognito i provvedimenti del predecessore Pisanu: possibilità di arresto in flagranza differita anche dopo 48 ore dai fatti; divieto di vendita cumulativa dei biglietti; biglietto nominativo; divieto di esporre striscioni che incitano alla violenza; nuovi reati (invasione di campo, fino a 4 anni); pene aggravate per le lesioni gravi o gravissime a pubblico ufficiale se "in occasione di manifestazioni sportive" (fino a 10 e 16 anni).

Il periodo di relativa quiete che ne segue lascia sbocciare un'ottimistica attesa che presto va delusa. Novembre 2007. Un poliziotto ammazza nell'area di servizio di Badia al Pino, Arezzo, Gabriele "Gabbo" Sandri, poco dopo una rissa tra laziali e juventini. L'omicidio scatena una guerriglia in mezz'Italia (gli ultras chiedono la sospensione delle partite), a Roma vengono assaltate la sede del Coni e un paio di caserme. Anche allora, appena dieci mesi fa, si ode un solo grido: basta, tolleranza zero! Divieto delle trasferte di massa delle tifoserie violente. Sospensione delle partite in caso di incidenti anche lontano dallo stadio e lungo le vie di trasporto.

Sono le soluzioni che, anche in queste ore, tornano ad affacciarsi. E ieri come oggi, saranno inutili perché il problema non sono le leggi (che ci sono, e severissime), ma la loro applicazione che è leggera, distratta, occasionale. Perché? Perché a una donna islamica con il velo sarà vietato di entrare in un museo, ma un paio di centinaia di animals potranno attraversare la capitale con il passamontagna sul volto. Che cosa giustifica la "tolleranza zero" per quella donna e la "massima tolleranza" per gli animals del calcio?

Una spiegazione, al di là del luogo comune della politica e dell'ipocrisia del mondo del calcio, ci deve essere e voglio azzardarne una. Puoi permetterti la tolleranza zero con chi è stato spogliato dei suoi diritti, privato di ogni statuto politico e di ogni prerogativa fino a ridurlo a non-cittadino, come non-cittadini sono gli immigrati contro cui si esercitano le politiche di tolleranza zero.

I violenti degli stadi che, spesso nelle loro periferie vivono la stessa condizione di denizens degli immigrati, diventati "tifosi" e "massa" recuperano uno status - addirittura una dignità, quasi un diritto di cittadinanza - perché fanno parte dello spettacolo e lo spettacolo, con i tempi che corrono, ha sempre una positività impetuosa, indiscutibile, intoccabile. È lo spettacolo cui partecipano a restituire ai violenti diritti, voce, un linguaggio, uno spazio, un potere, un'illusione, l'impunità. Impunità che non avrebbero se, fuori dello spettacolo, scatenassero la loro collera sociale (nello spettacolo, i gesti dello spettatore "non sono più i suoi, ma di un altro che glieli rappresenta").

È dunque il potere dispotico dello spettacolo a rendere immuni gli ultras perché è lo spettacolo che li tiene lontani dal conflitto sociale, e un prezzo bisognerà pur pagarlo per quel beneficio. Forse accade addirittura di più. Nei riti di guerra simulata, le tifoserie violente interpretano con la tribalizzazione dell'identità, l'occupazione di uno spazio territoriale, il radicamento delle appartenenze, l'evocazione di simboli e slogan politici e della coppia amico/nemico, una tendenza sociale più che condivisa; una vocazione condotta fino al limite della patologia che non si vuole o può condividere, ma nemmeno smentire al di là di una condanna di circostanza. Che, con il nuovo giorno, si può lasciare cadere da qualche parte per ricominciare ancora una volta daccapo. Non è accaduto questo finora? E non è questo che ancora accadrà?

Fonte: Repubblica.it
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Napoli, curve chiuse fino al 31 ottobre

Messaggiodi susamiello » 08/09/2008, 12:29

Roma - Mano pesante del giudice sportivo contro la tifoseria del Napoli. Dopo il burrascoso inizio campionato, con le violenze da parte di alcuni gruppi di supporters azzurri allo stadio Olimpico, arriva la decisione del giudice sportivo: obbligo al Napoli di giocare "tutte le gare" con le curve A e B chiuse agli spettatori fino al 31 ottobre prossimo. Questa la decisione, insieme ad una ammenda di 10 mila euro, del giudice sportivo per la parte riguardante gli incidenti avvenuti allo stadio Olimpico in occasione di Roma-Napoli. Il giudice ricorda, nella motivazione, che esula dai suoi limiti funzionali "ogni valutazione in merito a fatti altrove verificatisi".

Curva A e curva B del San Paolo resteranno chiuse già questo weekend per Napoli-Fiorentina e poi anche per la quarta (Napoli-Palermo), per la settima (Napoli-Juventus) e per la nona giornata (Napoli-Reggina) di campionato.

Fonte: IlGiornale.it
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Comunicato Ufficiale

Messaggiodi susamiello » 08/09/2008, 12:31

Il Giudice Sportivo, esaminati gli atti ufficiali, osserva: il rapporto del Quarto Ufficiale di gara e la dettagliata relazione dei collaboratori della Procura federale documentano che:
- all’inizio del secondo tempo, preceduto dallo scoppio di forte intensità di petardi nella zona antistante, faceva ingresso nello stadio un folto gruppo di sostenitori della Soc. Napoli che, a stento, venivano “accompagnati” dalle Forze dell’Ordine nel settore loro riservato;
- da tale settore i tifosi napoletani, o sedicenti tali, procedevano ad un intenso lancio di oggetti vari (bottigliette, monete e così via), di bengala accesi e di petardi contro gli addetti alla sicurezza della società ospitante e nel settore occupato dalla tifoseria avversaria, scagliandosi contro le vetrate divisorie, una delle quali veniva danneggiata, e costringendo in tal modo parte del pubblico ad allontanarsi dalla zona “a rischio”;
- tale intollerabile comportamento persisteva fino al termine della gara, con conseguenze lesive così sintetizzabili:
sette agenti di polizia e tre carabinieri contusi nel corso dell’iniziale “accompagnamento” ; due carabinieri e due stewards lievemente feriti dallo scoppio di petardi;
alcuni tifosi della Roma ricorsi alle cure del Pronto Soccorso per lesioni cagionate dal lancio di petardi nel settore loro riservato.

Di questi atti di violenza commessi all’interno dello stadio Olimpico (giova sottolineare, nonostante l’ovvietà dell’assunto, che esula dai limiti funzionali di questo Giudice ogni valutazione in merito a fatti altrove verificatisi) la Soc. Napoli è chiamata a rispondere a titolo di responsabilità oggettiva (artt. 4, n. 3 e 14 n. 1 CGS). La consequenziale sanzione, per la sua funzione retributiva e per la sua finalità di prevenzione, deve essere commisurata alla particolare gravità dei fatti addebitati (sul cagionato pericolo per l’incolumità pubblica ogni approfondimento appare superfluo), alla specifica recidività ex art. 21 CGS (cfr. CU n. 61 del 27.9.2007) e, per converso, alla concreta e apprezzabile attività di collaborazione con le Forze dell’Ordine svolta dalla dirigenza societaria (art. 13 n. 1 lettere b-e CGS). L’evidente attribuibilità, in via esclusiva, delle violenze commesse a ben noti gruppuscoli di facinorosi, annidati nel mondo del “tifo organizzato”, induce a ritenere equa l’inibizione agli spettatori, ex art. 18 n. 1 lett. e) CGS, nei termini in seguito precisati, soltanto di quei settori dello stadio partenopeo ove abitualmente si collocano questi protagonisti di intollerabili azioni delinquenziali, che nulla hanno a che vedere né con la passione sportiva né con la civile convivenza.
P.Q.M.
delibera di infliggere alla Soc. Napoli la sanzione dell’ammenda di € 10.000,00 e sancisce l’obbligo, fino al 31 ottobre 2008, di disputare tutte le gare con i settori denominati “Curva A” e “Curva B” inibiti agli spettatori.
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Avv. Domenico Latino: «Le curve chiuse? E' una sentenza ingi

Messaggiodi susamiello » 08/09/2008, 16:41

Avv. Domenico Latino: «Le curve chiuse? E' una sentenza ingiusta

«Le curve chiuse? E’ una sentenza ingiusta e inappropriata contro il Napoli»
Il noto esperto di diritto sportivo, l’avvocato Domenico Latino, spiega a “il pallone in confusione” che la decisione del giudice sportivo non risolve il problema della violenza negli stadi

«La sentenza è ingiusta, inappropriata e non aiuta a risolvere il problema della violenza negli stadi. Inoltre, la norma sulla responsabilità oggettiva delle società va radicalmente riformata perché espone le società calcistiche ai ricatti della cosiddetta “tifoseria organizzata”». Così Domenico Latino, noto avvocato milanese esperto di diritto sportivo, esprime le sue critiche a “il pallone in confusione” riguardo alla sentenza del Giudice sportivo Giampaolo Tosel, che ha stabilito la chiusura delle curve dello stadio San Paolo dopo i disordini della partita Roma-Napoli. Latino aggiunge che «è umanamente e moralmente comprensibile lo sfogo del presidente Aurelio De Laurentiis di voler lasciare il mondo del calcio». Il legale preannuncia che oltre al danno della sentenza della giustizia sportiva, il Napoli potrebbe subire anche la beffa dei ricorsi degli abbonati: proprio poco fa è stata diffusa la notizia che, Carlo Cincotti, avvocato partenopeo sottoscrittore di un abbonamento in curva B, ha annunciato ricorso al Tar.

Avvocato cosa accade con questo provvedimento di chiusura delle curve all’impianto di Fuorigrotta?
«Ho letto poco fa la sentenza e se ne deduce che gli ultrà irrispettosi del vivere civile e fomentatori di violenza si potranno tranquillamente annidare nelle altre parti aperte dello stadio San Paolo. Il giudice sportivo ha penalizzato in modo eccessivo la società, senza poter ottenere l’effetto preventivo di cui parla».
Questa sentenza è figlia della responsabilità oggettiva?
«Ormai questa disposizione è completamente anacronistica. Paradossalmente questa norma avrebbe dovuto essere un deterrente: invece, la persistenza di fatti di violenza la fa diventare inutile e nociva. Andrebbe rivista poiché alcune frange di tifosi, che probabilmente non lo sono poiché sono forse delinquenti comuni, con i loro atti violenti potrebbero alzare il tiro per ricattare le società».
Può spiegarsi meglio?
«Questi facinorosi potrebbero dire alle società: visto che sei sotto scacco delle penalizzazioni sportive, o ci date ciò che vogliamo oppure rincariamo le azioni violente. Per questo motivo, la norma è paradossalmente pericolosa perché potrebbe mettere ancora più in difficoltà le società. Queste ultime non possono impedire scontri e tafferugli che iniziano fuori dello stadio, com’è successo nella domenica di Roma – Napoli nelle stazioni di Napoli Centrale e Roma Termini: i club non hanno poteri di intervento nell’ordine pubblico e non è loro compito gestirlo».
Sarebbe più opportuno stabilire lo svolgimento di una gara a porte chiuse?
«Sarebbe più logica, poiché gli stadi sono eventualmente i luoghi dove si possono maggiormente commettere atti di violenza. Di conseguenza, si impedisce a tutto il pubblico complessivamente di entrare allo stadio e ai tifosi scalmanati di creare disordini. Ma se, come nel caso del Napoli, si chiude soltanto una parte dello stadio, si spingono i delinquenti a dirigersi verso i distinti e le curve per agire indisturbati: è un’assurdità».
Si corre anche il rischio che, con la chiusura delle curve, gli abbonati si rivalgano sulla società?
«Certo, lo potranno fare. In questo caso scatta la responsabilità oggettiva piena: il Napoli ha venduto un servizio che, per problemi della società, il tifoso non può usufruirne. Quindi, quest’ultimo può chiedere il rimborso. Anche questo è un altro aspetto paradossale della sentenza del Giudice sportivo: oltre a penalizzare la società, diminuendo la capienza del San Paolo e la possibilità di vendere biglietti, non si dà la possibilità agli abbonati che si comportano correttamente di poter vedere lo spettacolo calcistico».
Dunque, oltre al danno anche la beffa?
«Esatto».
Adesso l’Osservatorio delle manifestazioni sportive potrebbe ancora infierire sul Napoli?
«Dopo il divieto di trasferta dei tifosi napoletani, l’organismo del Viminale, che è competente solo per le questioni di ordine pubblico, potrebbe impedire ai sostenitori ospiti di venire al San Paolo. Potrebbe quindi accadere che il Napoli giocherà in casa solo davanti ai propri tifosi, ma quando gioca fuori di non avere il loro sostegno».
Dopo la sentenza, ha ragione De Laurentiis a mollare tutto?
«E’ molto comprensibile poiché da un lato c’è una frangia di tifosi che vuole fare di tutto per far precipitare Napoli e il Napoli nei problemi. Va detto che la parte di tifoseria corretta che non denuncia quelli facinorosi per metterli in condizione di non nuocere. Inoltre, il sistema dell’ordine pubblico e quello della giustizia sportiva sono totalmente inadeguati: sembra che vogliano gettare le colpe unicamente contro la città e la sua squadra. Ciò è ingiusto: Napoli ha i suoi problemi, ma sotto l’aspetto della violenza presenta gli stessi problemi di Milano, Torino, Firenze e Roma e di altre piazze calcistiche».
Cosa bisognerebbe fare?
«Queste frange di esagitati dovrebbero essere individuati, come accade in Inghilterra, e collocati sin dal sabato sera in un luogo dove siano messi in condizioni di non nuocere fino al lunedì mattina. In modo tale che la domenica non possano andare negli stadi per sfasciare tutto»

di Marco Liguori


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