Il Napoletano maleducato che parla per insulti, il Fiorentino troppo colto e per questo incomprensibile e buffo; ed il Veneziano ricco di buon senso pratico. Il tutto in un tripudio di dialetti e vernacolo, sullo sfondo di una commedia degli equivoci. Sarà sicuramente piaciuto ai "leghisti" del Settecento, come potrebbe risultare gradito a quelli di oggi. Il cruscante Cavalier del Fiocco è la caricatura del pedante presuntuoso, che non perde occasione per denigrare il Tasso in nome dei rigidi canoni accademici. Accanto a lui si muovono altri personaggi divertenti, come il cortigiano don Gherardo, il napoletano don Fazio e il brillante veneziano Tomio.
Chissà che molti luoghi comuni sul carattere degli Italiani non risalgano proprio anche a questa opera del commediografo veneziano. Stiamo parlando infatti della trama di una commedia del Goldoni meno noto, in questi giorni in uscita nelle librerie dopo essere stata ristampata a Firenze dalla casa editrice Sandron.
Ne dà notizia il direttore editoriale, nonché critico letterario fiorentino, Silvio Ulivelli. Ristampata a Firenze una delle commedie di Carlo Goldoni. Si tratta del "Torquato Tasso". Interessante iniziativa della piccola ma incisiva casa editrice Sandron di Firenze che si conferma così in prima linea nella riscoperta e diffusione del patrimonio letterario "classico" italiano, troppo spesso dimenticato a causa della sua vastità. La Sandron non è nuova ad iniziative del genere che rilanciano Firenze come centro propulsivo della cultura nazionale. La precedente iniziativa riguardava infatti la ristampa di testi classici dimenticati, mai editi dopo la prima edizione, del napoletano Salvatore Di Giacomo riguardanti Ferdinando IV di Borbone. Stavolta la scelta di Silvio Ulivelli è andata alla Venezia di Goldoni, per un testo che seppur riedito negli anni '80 e '90 del secolo scorso, necessitava di una rivisitazione degli apparati didattici agile e moderna, con elegante tocco fiorentino.
Il libro è disponibile nelle migliori librerie dall'inizio della prossima settimana ma può essere richiesto anche alla casa editrice consultando l'agile sito web www.sandron.it
Per maggiori informazioni contattate Silvio Ulivelli allo 055 666380
Scheda del Libro
Torquato Tasso
di Carlo Goldoni
Edizioni Remo Sandron
Formato 13 x 20
Pagine 96
Euro 9,00
Questa nuova edizione del Torquato Tasso di Carlo Goldoni presenta un commento agile ed essenziale, centrato sull'interpretazione delle tante bizzarrie linguistiche del testo, differenziandosi dai precedenti più vicini nel tempo, risalenti agli anni '80 e '90. Una versione tascabile ed economica, adatta a ogni tipo di lettori, di questa brillante commedia dedicata al grande Cinquecentista, nella quale l'autore mette in ridicolo la saccenteria di certi accademici della Crusca e la loro pretesa di far accettare agli scrittori, in pieno Settecento, la lingua del Trecento. Il cruscante Cavalier del Fiocco è la caricatura del pedante presuntuoso, che non perde occasione per denigrare il Tasso in nome dei rigidi canoni accademici. Accanto a lui si muovono altri personaggi divertenti, come il cortigiano don Gherardo, il napoletano don Fazio e il brillante veneziano Tomio.
Sviluppata in cinque atti e scritta in versi martelliani, la commedia alterna situazioni drammatiche e comiche e combina svariati registri linguistici: i dialetti napoletano e veneziano, l'italiano arcaico e toscaneggiante del Cavalier del Fiocco e infine gli eleganti versi del Tasso, citati in vari luoghi. Un gustoso pastiche, ricco di espressioni stravaganti, di sicuro effetto comico.
Nella bibliografia goldoniana il Torquato Tasso occupa, assieme al Molière (1751) e al Terenzio (1754) una posizione a parte; questi tre testi dedicati a scrittori nascono da motivazioni in parte extra-artistiche, in anni segnati da polemiche e riserve sulla riforma teatrale del grande commediografo. Nel Torquato Tasso Goldoni sceneggiò la propria difesa dagli attacchi di natura linguistica rivoltigli da quei detrattori che lo tacciavano, in nome di un modello di classica purezza, di eccessive concessioni al natio dialetto veneziano. L'autore della Gerusalemme liberata, perseguitato dagli accademici della Crusca, si prestava quindi a meraviglia a rappresentare, in quel momento, il punto di vista del Goldoni.
Filo conduttore della commedia è l'infelice passione amorosa di Torquato per la nobile Eleonora, favorita dal Duca di Ferrara; la scoperta di un madrigale del poeta in lode di una Eleonora – a corte ve n'erano addirittura tre – porta, dopo una prolungata trama di equivoci e dilazioni, all'identificazione della dama preferita e alla conseguente caduta in disgrazia di Torquato presso il Duca. Attorno a questo nucleo drammatico si dipana il tema, molto meno serio, della contesa sulla patria del Tasso: arrivano a palazzo due "emissari" di Napoli e Venezia che cercano con ogni argomento di convincere il poeta a seguirli nelle rispettive città dove sarebbe accolto quale figlio legittimo e illustre. Vive a corte anche il cruscante Cavalier del Fiocco, caricatura del pedante sciocco e presuntuoso, che non perde occasione per denigrare il povero poeta in nome dei rigidi canoni dell'Accademia fiorentina.
Sviluppata su cinque atti e scritta in versi martelliani, la pièce alterna situazioni drammatiche e comiche e combina svariati registri linguistici: i dialetti napoletano e veneziano, l'italiano arcaico e toscaneggiante del Cavalier del Fiocco e infine l'elegante versificazione tassiana, ampiamente citata. Un gustoso e virtuosistico pastiche, prodigo di espressioni grottescamente stravaganti ai cui comici effetti va attribuito in gran parte il suo durevole successo. Il testo è corredato da un'introduzione e da numerose note, soprattutto linguistiche
Incipit:
ATTO PRIMO
Scena I
Torquato, solo al tavolino pensando.
Torq. Muse, canore muse, amor, soave foco, (alzandosi)
Umile a voi mi volgo, voi nel grand'uopo invoco.
Ho gl'inimici a destra, che all'onor mio fan guerra,
A sinistra ho colei, che co' begli occhi atterra.
M'insidiano la pace, m'insidiano la vita;
Soccorretemi, o muse, dammi Cupido aita.
Scrivasi. E che? si scriva contro un nemico audace.
No. Di colei si scriva, che mi tormenta, e piace:
Che se torbida invidia m'affanna e m'addolora,
Conforto tu mi rechi, bellissima Eleonora.
A te finor non dissi ch'io t'amo, e ch'io sospiro,
Tacito nutro il fuoco, smanio, peno, deliro;
De' miei deliri, il mondo s'accorge, e mi deride,
Ma ignota è la cagione, che me da me divide.
Carlo Goldoni (Venezia, 1707 – Parigi, 1793) è fra i maggiori autori di teatro del Settecento europeo. Collaborò con varie compagnie veneziane e, dal 1762 si trasferì a Parigi. Scrisse 150 commedie, e inoltre libretti d'opera, intermezzi e i celebri Mémoires in francese. Con la sua riforma teatrale soppiantò la commedia a soggetto (commedia dell'arte) con quella scritta, di impianto realistico, centrata sullo studio di ambienti, caratteri e psicologie.












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