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Hot-News.it Calcio Estero/Mondiale Calcio e violenza in Angola: the show must go on
24
Gen
2010

Calcio e violenza in Angola: the show must go on

Cocan 2010 - AngolaLo scorso 8  gennaio mancavano appena due giorni all'inizio della Coppa d'Africa di calcio per nazioni, una manifestazione cresciuta sempre più d'importanza nel corso degli anni e diventata un appuntamento da non perdere per decine di osservatori provenienti da ogni angolo d'Europa alla ricerca di nuove promesse e potenziali fenomeni da proporre e lanciare nel calcio che conta. I riflettori erano puntati sul continente nero, sull'Angola, paese ospitante ma prima di tutto luogo martoriato da più di trent'anni di sanguinosa guerra civile tra il governo centrale e le forze ribelli, un conflitto che vide la luce subito dopo l'agognata indipendenza dal Portogallo, spaccando in due e facendo sprofondare un Paese di per se già poverissimo.

Quel giorno la squadra di calcio del Togo, formazione giovane ma al tempo stesso ricca di talenti (tra cui spicca il grande Adebayor, in forza al Manchester City di Roberto Mancini)  era in viaggio in pullman per raggiungere il territorio di Cabinda, piccola provincia appartenente all'Angola, seppur da questa separata da una striscia di territorio appartenente all'immenso Congo. Accade però l'inimmaginabile: varcata la frontiera tra Congo e Angola il pullmann è stato oggetto di un violentissimo agguato condotto a colpi di mitragliatrice ed altre armi da fuoco; i risvolti sono stati drammatici, portando alla morte di tre componenti della spedizione togolese ovvero il vice-allenatore,l'addetto stampa e l'autista del mezzo. L'attacco è stato subito rivendicato dai ribelli separatisti della provincia di Cabinda, da sempre in conflitto col governo di Luanda allo scopo di ottenere l'indipendenza di un territorio che, pur essendo piccolo, contiene al suo interno significative risorse petrolifere.

AdebayorEd è proprio in seguito a questo avvenimento che una serie di discutibili prese di posizione vengono assunte. Quando sarebbe stato auspicabile un diverso comportamento, la CAF (federazione africana calcio) si è affrettata a precisare che la manifestazione avrebbe comunque avuto regolare corso, in questo fortemente supportata dal governo angolano, preoccupatissimo nel non voler dare una immagine di inefficienza e soprattutto di debolezza nei confronti della formazione ribelle in primis, nonché rispetto agli occhi dell'opinione pubblica internazionale, turbata dalla drammatica notizia e preoccupata dell'aspetto legato alla sicurezza di giocatori e tifosi in merito all'imminente mondiale in Sudafrica. Le prime partite si giocano dunque in un clima chiaramente surreale, la gioia del gioco più bello e coinvolgente del mondo viene offuscata da quanto successo,  in molti ritengono discutibile ed irrispettoso giocare a 48 ore da un avvenimento simile, con due giocatori della squadra togolese feriti di cui uno, il portiere Kodjovi Obilale (anch'egli gioca in Europa, nel campionato francese) in gravi condizioni. Oltre a ciò è rapidamente emerso il braccio di ferro tra la squadra di Adebayor, la cui volontà era quella di scendere in campo per onorare la memoria delle vittime, e il governo togolese, deciso a richiamare in patria i propri giocatori: dopo un tesissimo tira e molla la squadra viene richiamata in patria e di conseguenza espulsa dalla competizione.

Sono passate due settimane, nulla sembra accaduto. La competizione è proseguita come se niente fosse, Samuel Eto'o continua a dispensare saggi della sua immensa classe, ben impressiona il giovanissimo Ghana, privo delle sue punte di diamante ma sempre pronto a lanciare giovani interessanti; ma, almeno per una volta, la dura legge degli sponsor, dei contratti televisivi, del merchandising poteva lasciare spazio a un momento di riflessione. Sarebbe stata una buona occasione per fermare una giostra perennemente in movimento e far riflettere sulla gravità di certi episodi, lanciando il messaggio che lo show non può andare avanti sempre e comunque e facendo tornare il calcio ad essere quello che forse non è più: uno sport.

 

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