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Hot-News.it Calcio Estero/Mondiale Ottavi di finale, ritratto di una crisi: male Juventus e Milan, in Europa rimane soltanto l'Inter
19
Mar
2010

Ottavi di finale, ritratto di una crisi: male Juventus e Milan, in Europa rimane soltanto l'Inter




All'esclusione dei rossoneri una settimana fa a Manchester si aggiunge la clamorosa eliminazione dei bianconeri torinesi, inopinatamente travolti a Londra da un generoso e concreto Fulham. L'unica italiana rimasta è l'Inter che sbanca Stamford Bridge: oggi il sorteggio dei quarti.Europa League - Champions League
C'era una volta il calcio italiano dominatore in Europa e nel mondo, quello del Milan di Sacchi che conquistò Coppa dei Campioni e Intercontinentale per due anni di seguito, quello delle finali tutte italiane di Coppa Uefa (Fiorentina - Juve nel 90, Inter - Roma nel 91, Juve -Parma nel 95 e Inter  - Lazio nel 98), con un campionato che attirava i più grandi giocatori stranieri definito a ragion veduta il torneo più bello e difficile del mondo; l'erba dei nostri stadi era calcata ogni domenica col passare degli anni da Maradona, Van Basten, Platini, Gullit, Klinsmann, Matthaeus, Voeller, Desailly, Zidane, Thuram e ultimamente da fenomeni come Kaka e Ibrahimovic (e quanti altri ne sto tralasciando), la nostra serie A era un modello da seguire e imitare per tutti gli altri massimi campionati europei: era, appunto.

L'epoca d'oro dell'italico pallone è ormai un dolce e sbiadito ricordo che purtroppo può essere rinverdito solo sfogliando qualche vecchio album di figurine o andando indietro con la memoria e i ricordi, perché adesso la realtà è ben diversa: a metà marzo tutte le squadre della penisola sono già state eliminate dalle due competizioni europee ad eccezione dell'Inter che però, a mio avviso costituisce una sorta di “mosca bianca” nel panorama calcistico tricolore, per vari motivi che dopo spiegherò. E, ironia della sorte, il quadro è migliore rispetto alla passata stagione dove tutte le nostre compagini erano fuori dall'Europa già a partire da questo turno.

Il rischio serissimo è che dall'anno prossimo l'Italia perda il diritto di schierare quattro formazioni in Champions League, a discapito della Germania; l'Uefa infatti ogni quinquennio stila un ranking per nazioni sulla base dei risultati acquisiti dai club che hanno partecipato alle competizioni europee, stabilendo che il diritto di schierare il massimo possibile di squadre nella massima manifestazione continentale spetti soltanto alle prime tre nazioni del ranking: per ciò che riguarda il periodo 2005-20010 l'Italia è terza ma rischia seriamente il sorpasso tedesco e tutto dipenderà dai risultati di Inter, Bayern Monaco, Amburgo e Wolfsburg di qui a fine maggio.

Partendo dalla scorsa settimana, il Milan era sbarcato a Manchester con una discreta dose di ottimismo e coraggio per tentare un'impresa che comunque sembrava titanica; per ribaltare il 2-3 di San Siro serviva corsa, aggressività, compattezza, lucidità e un immenso Ronaldinho: la gara perfetta, insomma. Peccato che tutte queste qualità alla fine le abbiano avute gli uomini di sir Alex Ferguson, subito cinici nello sbloccare il risultato con un imperioso colpo di testa di Rooney al 12°del primo tempo e poi bravi a contenere i rossoneri nella prima frazione di gioco; nel secondo tempo, con l'uscita per infortunio di Bonera, Leonardo piazza al centro della difesa Ambrosini e il risultato è disastroso: la squadra milanese scompare letteralmente dal campo, surclassata dalla freschezza atletica degli avversari che colpiscono altre tre volte con Rooney, Park e Fletcher. L'incubo è finalmente sconfitto, lo United elimina con pieno merito una squadra che si è dimostrata tremendamente ingenua, fragile difensivamente e con una rosa troppo povera per poter lottare in campo europeo: una batosta che difficilmente i tifosi rossonero dimenticheranno.

L'eliminazione più cocente però è quella della Juventus che era partita per Londra con la dote del 3-1 della gara di andata in casa contro il Fulham; vista la modesta caratura tecnica dell'avversario tutti, Zaccheroni compreso, credevano potesse bastare contenere l'iniziale aggressività inglese per poi amministrare il risultato, a maggior ragione dopo che Trezeguet al secondo minuto di gioco aveva sbloccato il risultato con un tocco di sinistro in piena area di rigore, favorito da un rimpallo. Niente di più sbagliato purtroppo, perché la Juve lasciava da subito le redini del gioco agli inglesi scomparendo letteralmente dal campo, favorendo così il pareggio pressoché immediato del bomber Zamora, lesto ad approfittare di un inguardabile Cannavaro per battere il povero Chimenti. Il monologo inglese continua senza sosta, facilitato da una squadra molle, con poche e confusissime idee, l'impressione è sempre quella che i bianchi londinesi possano colpire da un momento all'altro; l'espulsione di Cannavaro e l'entrata di Grygera (!) completano la frittata, con una difesa completamente in bambola che permette prima a Davies di colpire il palo su un calcio franco da sinistra e poi di bissare il legno con un colpo di testa di Etuhu, lasciato completamente solo da Zebina e soci. Il gol è nell'aria e il presagio si materializza al 39° minuto con la rete di Gera, lasciato indisturbato a centro area. Nel secondo tempo ci si aspetterebbe una Juve più aggressiva e combattiva, ma anche questa volta le speranze sono vane: dopo appena 4 minuti un fallo di mani di Diego in area di rigore consente a Gera di portare la sua squadra sul 3-1 e il piccolo stadio di Craven Cottage diventa una bolgia. Il Fulham allora rallenta il ritmo, cercando di colpire i bianconeri con fiammate improvvise; Chimenti è bravo a sventare un colpo di testa di Dempsey ma nulla può sull'incredibile tiro-cross del giocatore statunitense che si spegne beffardamente sotto l'incrocio dei pali dell'incredulo portiere juventino. La frittata è fatta, una incredibile eliminazione sbatte fuori l'ultima squadra italiana dall'Europa League e condanna la Juve ad una stagione sempre più fallimentare.

L'unica nota positiva della nostra campagna europea è rappresentata senza dubbio dall'Inter, visto anche il modo con cui la squadra nerazzurra si era avvicinata alla partitissima col Chelsea. Il venerdì precedente infatti la corazzata di Mourinho era stata letteralmente travolta dal sempre più sorprendente Catania di Mihajlovic che aveva imposto un ritmo di gioco e un'aggressività inarrivabili per i frastornati campioni nerazzurri; il 3-1 del Massimino aveva messo in mostra una squadra stanca, forse con la testa già alla sfida contro i Blues di Carletto Ancelotti con in più l'ennesimo episodio del burrascoso rapporto fra Jose Mourinho e Mario Balotelli, con quest'ultimo spinto ai margini della squadra e non convocato per la trasferta londinese. Il tecnico portoghese stupisce tutti con una formazione super-offensiva, schierando contemporaneamente le punte Pandev, Milito ed Eto'o e la mezzapunta Sneijder, ma l'atteggiamento aggressivo dei nerazzurri si rivela la mossa giusta: il Chelsea è imbrigliato, la squadra di Ancelotti non riesce quasi mai a rendersi pericolosa dalle parti di Julio Cesar e l'Inter controlla la partita senza troppi patemi d'animo e rendendosi pericolosa con un perfetto lancio di Wesley Sneijder non sfruttato da Milito. Il giocatore olandese poco dopo si ripete e con una geniale verticalizzazione lancia Samuel Eto'o che batte il portiere inglese con un gran tocco di esterno destro che si insacca a fil di palo; il Chelsea si spegne definitivamente e Drogba si fa espellere per un pestone su Samuel in area di rigore nerazzurra: non poteva esserci peggior finale per Carletto Ancelotti che vede così sfumare il sogno di sollevare per la quinta volta nella sua carriera da giocatore e allenatore la Coppa più prestigiosa.

L'Inter, quindi, rimane l'unica squadra a tenere alto il nome del nostro calcio in Europa, anche se la situazione di crisi in cui versa il movimento calcistico italiano non cambia di una virgola. I nerazzurri infatti, come detto prima, costituiscono una unicità nel panorama tricolore, essendo l'unica squadra che, grazie agli investimenti di un presidente – mecenate come Massimo Moratti può permettersi di competere con i top club europei e di avere una rosa di 25 potenziali titolari con campioni del calibro di Sneijder, Eto'o, Milito, Cambiasso, Samuel e Maicon. Tutte le altre squadre, per motivi differenti, sono costrette ad arrancare e non potendo portare avanti faraoniche campagne acquisti si ritrovano in netta difficoltà in campo nazionale ed internazionale.

L'ovvia speranza è che il momento di difficoltà economica faccia capire ai nostri principali dirigenti che l'unica strada da percorrere per poter ritrovare competitività è rappresentata dalla tutela dei settori giovanili, da una buona rete di osservatori in grado di pescare all'estero talenti "in erba" e da una maggiore attenzione verso i campionati minori. Più risorse verso i vivai e le scuole calcio, dunque, nonché più interesse verso le serie inferiori e campionati come quello francese, in cui anno dopo anno emergono interessantissimi talenti (occhio a Heden Hazard del Lille, già a segno col Liverpool in Europa League): se manca il denaro, dunque, spazio ad una sensata programmazione che metta di lato la voglia di vincere tutto e subito. Sarebbe una svolta epocale nel calcio italiano, la palla passa ora a presidenti e dirigenti.
 
 

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