Nel Rapporto Annuale si prevede una riduzione di 220.000 posti di lavoro nel 2009. Cresce però la richiesta di dipendenti qualificati: laureati, dirigenti, specializzati
ROMA - Nonostante la crisi abbia naturalmente frenato la capacità delle imprese italiane di creare nuova occupazione, non si registra al momento una forte emorragia dei posti di lavoro: lo attesta il Rapporto Annuale di Unioncamere, che si mostra piuttosto ottimista sulla 'tenuta' delle aziende italiane. E tuttavia una riduzione c'è, dal momento che l'occupazione prevista nel settore privato nel 2009 diminuirà di circa il 2%, con una riduzione di 220mila unità.
Sul territorio la flessione dovrebbe essere più contenuta nel Nord-Ovest (-1,7%), mentre nelle altre Regioni il calo dovrebbe essere intorno al -2%. E sono soprattutto le piccole e piccolissime imprese, comprese quelle a carattere artigianale, a mostrare la più intensa contrazione occupazionale (-2,5%), in particolare tra le unità manifatturiere (-3,5%).
Il calo dell'occupazione sarà determinato soprattutto dalla diminuzione delle nuove assunzioni, di poco superiori alle 700 mila. Le uscite dal lavoro per pensionamento o scadenza del contratto, invece, saranno sostanzialmente in linea con quelle dello scorso anno.
A diminuire saranno soprattutto i precari e i lavoratori meno qualificati. I contratti a tempo determinato si ridurranno infatti di quasi il 50%, con un decremento di 4 punti della relativa quota percentuale. Si registra, invece, una ripresa, in termini relativi, nella quota delle assunzioni previste a tempo indeterminato e nei contratti di apprendistato specie nei servizi.
E anche per le assunzioni stagionali è prevista una riduzione del 15% rispetto alle previsioni formulate dalle imprese per il 2008, mentre le collaborazioni a progetto dovrebbero attestarsi sugli stessi livelli del 2008, cioè intorno alle Quanto alle qualifiche, molto più ricercate quelle di livello medio-alto. Sono in crescita dirigenti, impiegati con elevata specializzazione e tecnici, le cui assunzioni programmate passano dal 17 al 22%, e impiegati delle professioni commerciali, che salgono dal 31 al 35%. Nel 2009 le riduzioni più marcate, invece, si riscontrerebbero tra gli operai, con un meno 45% e un calo di 127 mila unità, e tra le professioni non qualificate con un meno 40% e una diminuzione di 42 mila unità.
"Al generalizzato aumento di figure di 'high skill' - si legge nel Rapporto - si associa un progressivo incremento della richiesta di personale con un livello di istruzione universitario: il 12% delle assunzioni programmate, un punto percentuale in più rispetto lo scorso anno.
La crisi non incide solo sull'occupazione, ma anche nella stretta al credito e nella conseguente forte riduzione degli investimenti. Il credito resta un problema per il 20% delle imprese, anche se si rilevano segnali di attenuazione del credit crunch.
E quindi, a fronte delle difficoltà, si riducono gli investimenti. Nell'anno in corso le imprese investitrici rappresenteranno appena il 30,9% di quelle totali. Un dato che, quantomeno dal punto di vista quantitativo, segnerebbe quindi un sensibile rallentamento rispetto al passato anche nel caso delle medie imprese, la maggioranza delle quali (52,1%) non è intenzionata ad effettuare investimenti per il 2009. Rimane forte, tuttavia, l'attenzione al prodotto, allo sviluppo del design.












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