Ogni anno, in Italia, sono circa 330.000 i giovani che si iscrivono all'università. Oltre la metà di questi, tuttavia, non porta a termine gli studi.
Diverse sono le cause di tale attitudine.
Secondo due economisti del Servizio Studi della Banca d'Italia, Francesco Cingano e Piero Cipollone, tra le varie motivazioni rientrano le condizioni famigliari: più è alto il livello d'istruzione dei genitori, minori sono le probabilità che i figli abbandonino gli studi (in particolare, se almeno uno dei due genitori possiede una laurea le probabilità di abbandono si abbassano di 14 punti percentuali).
Anche il tipo di scuola secondaria incide sul completamento del percorso universitario: una maturità liceale, infatti, riduce di oltre 50 punti percentuali il rischio di rinuncia agli studi.
Un'ulteriore importante correlazione, inoltre, i due economisti la rintracciano nelle condizioni socio-economiche delle famiglie di provenienza, che inciderebbero sulle probabilità di successo degli universitari: a parità di altre condizioni, dunque, potrebbe terminare gli studi non chi lo merita bensì chi può permetterselo.
Spostando il focus dell'analisi dal problema del completamento degli studi a quello del passaggio, critico, dall'università al lavoro, gli ultimi dati diffusi dall'Istat nell'ambito delle indagini annuali sull'inserimento professionale sono illuminanti.
Nel 2001 hanno conseguito la laurea 154.324 studenti. Nel 2004, di questi neo-dottori, solo il 56% hanno trovato un lavoro continuativo – e non è detto che l'occupazione trovata rientri nella sfera professionale del titolo di studio conseguito.
Inoltre, intorno alla media di laureati occupati c'è molta varianza di percentuale a seconda del tipo di laurea conseguita:
- ambito ingegneria: 81,3
- ambito chimico-farmaceutico: 72,4
- ambito economico-statistico: 67,9
- ambito architettura: 59,9
- ambito agrario: 58,8
- ambito scientifico: 56,9
- ambito politico-sociale: 54,8
- ambito linguistico: 53,3
- ambito geo-biologico: 52,8
- ambito psicologico: 51,6
- ambito insegnamento: 50,1
- ambito letterario: 45,3
- ambito giuridico: 41,3
- ambito educazione fisica: 19,4
- ambito medico: 19,2
(Fonte Elaborazione Dati Istat)
Dai dati risulta come siano gli ingegneri ad occupare i vertici della classifica, con una percentuale di 81,3% dei laureati in questo campo che godono di un'occupazione stabile a tre anni dal conseguimento del titolo.
Seguono i laureati in chimica, farmacia, economia, statistica e architettura, agraria, le facoltà a carattere scientifico, che mantengono una media di laureati occupati al di sopra della media nazionale del 56%.
Al di sotto di tale aliquota, invece, troviamo i laureati in ambito letterario, politico-sociale, umanistico, psicologico, giuridico, biologico.
Fanalino di coda, invece, i laureati in medicina: 19 su 100 di loro, infatti, hanno un lavoro continuativo a tre anni dalla laurea. A giustificazione di questo dato, tuttavia, vanno aggiunti ulteriori dati: i laureati in medicina, infatti, devono poi specializzarsi in determinato ramo, il che richiede altri 5-6 anni di studio). Inoltre, bisogna tener conto che nell'ambito medico rientrano anche i corsi di laurea delle professioni sanitarie (Tecniche di Radiologia Medica, Scienze Infermieristiche, Ostetricia, Tecniche di Laboratorio Biomedico, ad esempio) che vedono aumentare notevolmente ogni anno il numero di iscritti e che assicurano un'altissima probabilità di inserimento nel mondo del lavoro a pochi mesi di distanza dal conseguimento del titolo.
Per quanto riguarda la tipologia di contratti stipulati a tre anni dalla laurea, quelli a tempo indeterminato sono più diffusi tra i laureati in discipline chimico-farmaceutiche, in ingegneria, in economia e in statistica.
Per i laureati in lettere e negli ambiti politico-sociale e psicologico sono più comuni le collaborazioni coordinate e continuative.
Dunque, non solo in Italia abbiamo pochi laureati perché in pochi terminano gli studi. Coloro che riescono a conseguire la laurea, inoltre, non si distribuiscono tra una varietà di
lauree, molte delle quali non rispondono alle reali esigenze e possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, in particolare nel settore delle imprese e delle industrie.












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