Le donne greche in età classica sono escluse dalla vita politica e dalla trasmissione del nome e dell'eredità.
Sono sottomesse per tutta la vita all'autorità del loro padrone e tutore, il padre, il marito o fratello.
Non hanno alcuna capacità giuridica.
Se sono figlie di cittadini, non possono ereditare le terre, ma solo beni mobili. Quando però un cittadino muore senza eredi maschi, sua figlia può trasmettere l'eredità fondiaria al suo primo discendente maschio e, in questo caso, la giovane ateniese è detta epiclera.
Il matrimonio, intorno ai 15 anni, segna il passaggio dal focolare paterno a quello dello sposo. Questo nuovo status è tuttavia precario: il marito può infatti ripudiarla o dichiarare che non è sua sposa legittima e rifiutare l'eredità ai suoi figli. Una donna ripudiata o vedova ritorna al focolare del padre per sposarsi di nuovo al più presto.
Appena nate vengono abbandonate in maggior numero rispetto ai maschi. Da ragazzine non ricevono un'istruzione. Lavorano solamente tutto il giorno tra mansioni domestiche, fra cui la preparazione del cibo e quella dei vestiti.












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