Al grido «Ciao Milano» è cominciato il concerto.
MILANO — Madonna sul trono. La regina del pop si è confermata tale ieri a San Siro, davanti a 55 mila spettatori accaldati e calorosi, personaggio trasversale in grado di unire continenti e generazioni. Uno show on the road da oltre un anno è stato ancora in grado di calamitare le folle. Spettacolo complicato che lei affronta con precisione, rabbia e grinta come conferma un episodio accaduto nel pomeriggio di ieri. Erano le 17 e le prove erano in ritardo. Le hanno chiesto: «Possiamo aprire le porte dello stadio?». E lei: «No, che aspettino, we have to do a fucking show (dobbiamo fare un dannato spettacolo)». Alle 21.26 assordante brontolio di basse frequenze. Poco dopo «Candy Shop» dà inizio a una indimenticabile sarabanda: è un brano apparentemente stereotipato, in realtà cesellato in un illusorio disordine durante cui inserisce un lapidario «Ciao Italia».
Siamo nella prima parte dello «Sticky & Sweet Tour», che rende omaggio ai musical di Hollywood. In cui lei si inserisce con pieno diritto visto che i suoi spettacoli sono sempre stati dei maxi-musical in cui c’era tutto: la provocazione sexy, la polemica anticlericale, le incursioni nel sociale, la celebrazione di Michael Jackson proposta alle 22 circa con tutto lo stadio in piedi mentre un ballerino imitava il Moonwalk e a fondo palco compariva una gigantografia di Jackson da piccolo e poi da giovane. Non sono mancati anche un omaggio video ai rom durante «Miles Away» e una festa gitana in cui ha scandito: «Grazie a Dio mio padre è italiano ». Madonna si è poi rivolta ai figli: «Tre di loro sono qui stasera. Penserete che vostra madre sia pazza ed è vero, ma vi ama tantissimo».
Eccola dunque Wonder Woman, una piccoletta di 50 anni, che salta e canta fra giochi di luce, effetti speciali, ballerini acrobatici. Ripeteva spesso: «Il mio corpo è un’arma». Ed ecco che il palco, i ballerini, i pugili diventano una estensione di questo corpo in grado di passare dalla danza sfrenata, dalle pose oscene ad oceani di romanticismo. Il segreto di Madonna è di riassumere tutto quel che di importante è accaduto nello show-business calandolo nel vissuto della gente, tutta la gente: le anime semplici, gli amanti della trasgressione, gli etero, i gay (anche ieri bacio a una ballerina durante «She’s Not Me»), i feticisti. Le fruste e le cosce divaricate rimangono provocazioni superficiali, un carnevale di ironia, un girotondo quasi felliniano. Come si scrisse già in occasione del concerto romano dello scorso anno, Madonna è capace di proporre una musica fortemente pittorica offrendo una trasfigurazione della realtà che a volte è favola, a volte incubo. Lo spettacolo attinge da tutti i dischi dell’artista. Ognuno ha un senso, una ragione. Un’antologia madonnesca a tutto campo dove non manca nulla: le influenze latine («La Isla Bonita», mixata ieri con un canto gitano), un certo radicalismo buonista (in «Get Stupid» il mondo e la storia vengono divisi in buoni e cattivi), la dance contaminata con sonorità orientali, la supremazia femminile e soprattutto l’autocelebrazione. Tra gli spettatori Giorgio Armani, Dolce e Gabbana, Zucchero, Eros Ramazzotti, Alba Parietti, Renzo Rosso, Enzo Iacchetti, Emilio Fede.












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