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Hot-News.it Tutto lo Sport Basket Drazen Petrovic: il basket ha perso da vent'anni il suo Mozart
07
Giu
2013

Drazen Petrovic: il basket ha perso da vent'anni il suo Mozart




Drazen Petrovic Il violino ha smesso di suonare da vent’anni. Eppure questo silenzio rimbomba ed è assordante. Quelle mani dolci,  capaci di trattare e rilasciare morbidamente il pallone, come morbidamente un

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musicista fa scivolare l’archetto sulle corde del suo violino. Una uggiosa giornata tedesca quella del 7 Giugno 1993, che da uggiosa si trasformo in un attimo in una giornata nera, nerissima per tutti i cesto fili. L’asfalto reso viscido dalla pioggia, la nebbia che avvolgeva la cittadina bavarese di Denkenford. Un camion sbanda e finisce contro una Golf che in quel momento transita sulla corsia opposta. In quell’attimo la musica cessa. Su quell’auto siede nel posto del passeggero il Mozart dei canestri, al secolo Drazen Petrovic. La guardia croata nata a  Sebenico nella allora ex Jugoslavia, ci lascia a soli 28 anni. Stella dal talento smisurato, che si nota fin dall’età adolescenziale, Drazen porta con se tutta la sua fame di vittoria. Un rapporto splendido quello tra Drazen e la vittoria. Un rapporto cresciuto negli anni con il quale per lui era impossibile stancarsi. A 16 si mette in mostra nelle fila del Šibenik portandolo per ben due volte a disputare la finale di Coppa Korac, persa in entrambe le occasioni contro i francesi del Limonges.     Nel 1984 raggiunge il fratello maggiore Aza al Cibona Zagabria, dove rimane per quattro stagioni vincendo un campionato (con medie punti altissime) , tre coppe di Jugoslavia e due coppe dei Campioni. A Zagabria Drazen acquista anche un bar che chiama ovviamente Amadeus in onore al suo soprannome. Ai successi con il club  si abbinano quelli con la sua nazionale, (l’allora ex Jugoslavia) conquistando un bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles che si trasforma in argento quattro anni più tardi a Seoul. Nel mezzo troviamo un bronzo agli europei di Grecia del 1987 ed un oro in quelli giocati in casa nel 1989. In questo anno trascina il Real Madrid, che lo ingaggia al “modico prezzo” di 4 milioni di dollari, alla vittoria in Coppa delle Coppe ad Atene. Avversaria la Snaidero Caserta di Marcelletti, con Oscar, Enzino Esposito e Nando Gentile. 62 (con 12/14 da 2, e 8/16 da 3) sono i punti della guardia di Sebenico ed i campani sono costretti ad alzare  bandiera bianca.  Nel 1990 la consacrazione definitiva con la ex Jugoslavia con la conquista del Mondiale in Argentina, battendo in finale l’Unione Sovietica. Drazen però non vuole vincere per abitudine, bensì abituarsi ed abituare a vincere chi gli sta intorno, ed ecco la nuova sfida: lo sbarco nella NBA. È 1989 e in quell’epoca è rarissimo vedere un giocatore europeo che attraversa l’oceano. Petrovic si accasa a Portland e nonostante le difficoltà raggiunge la finale al primo anno (persa contro Detrot). L’amore con Portland però sembra non  decollare Nel 1990 è tempo dellala consacrazione definitiva con la ex Jugoslavia con la conquista del Mondiale in Argentina, battendo in finale l’Unione Sovietica. Nel 1991 Drazen si ripresenta ai nastri di partenza della NBA ma con una franchigia diversa: quella dei New Jersey Nets. È qui che il Mozart dei Canestri trova spazio e dimostra il suo valore partita dopo partita viaggiando ad oltre 20 punti a gara. Le guerre in atto nella ex Jugoslavia  ed i successivi risvolti politici, fanno sorgere la nuova nazionale della Croazia. Petrovic la conduce all’argento ai giochi olimpici di  Barcellona, 1992 arrendendosi solo al Dream Team americano allenato da quel Chuck Daly che ritrova subito dopo ai Nets. Drazen, a differenza di molti giocatori attuali non snobba mai la nazionale, e firma un trentello anche nel match contro la Polonia che per la sua Croazia vale l’ingresso agli Europei tedeschi del 1993. A quella edizione però ‘Mozart’ non è mai riuscito a suonare.  Klara Szalantzy oggi moglie dell’ex calciatore di Udinese e Milan Oliver Bierhoff,  quel 7  Giugno 1993 lo ricorderà per tutta la vita:  al volante di quella Golf c’era lei.  All’epoca era  la compagna del Mozart dei Canestri. Quel giorno  per lei come per tutta la grande famiglia del basket è finito un grande concerto. Drazen ha fatto il direttore. Chi lo ha ammirato e continuerà a farlo potrà comunque dirsi parte dell’orchestra del Mozart dei Canestri.

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