Soprannominato lo "zoo", lo spazio è recintato con un'inferriata alta due metri. La rivolta degli infermieri: "Per la loro dignità lì dentro non li portiamo". La direzione: "Soluzione provvisoria
Soprannominato "lo zoo", lo spazio è chiuso da un'inferriata verde alta due metri. La rivolta degli infermieri: "Per la loro dignità lì dentro non ce li portiamo"
GENOVA - All'ospedale san Martino di Genova un modo di dire diventa realtà. "Questa è davvero una gabbia da matti, ma non è una battuta, e per rispetto alla loro dignità noi lì dentro i pazienti non ce li portiamo", sbotta l'infermiere del reparto.
Il casus belli è un'aiuola di circa sei metri di diametro, con dentro una palma e un pino marittimo, circondata da una recinzione di ferro dipinta di verde, alta due metri: il parco esterno per i ricoverati della clinica psichiatrica universitaria. Alla richiesta del primario Filippo Gabrielli di dotare il padiglione di uno spazio all'aperto, ricreativo e terapeutico, dove i pazienti potessero fumare liberamente, la risposta dell'ospedale è stata quella di creare il "recinto", la "gabbia" o ancora lo "zoo" come lo hanno soprannominato medici e infermieri, considerato che l'aiuola si trova su un lato del viale dove passano, durante la giornata, centinaia di dipendenti della cittadella ospedaliera, parenti di ricoverati, fornitori.
Gianni Orengo, direttore sanitario del San Martino, spiega che "si tratta di una soluzione provvisoria in attesa del trasferimento del reparto in un padiglione dotato di un parco; peraltro l'aiuola deve essere attrezzata con panchine e tavolini. Mi rendo conto che non è la sistemazione ottimale, ma a fronte delle richieste il nostro ufficio tecnico ci ha lavorato parecchio e meglio davvero non si poteva fare. Quanto agli infermieri troveremo con loro una soluzione".
Sono stati gli infermieri, infatti, rifiutandosi di scortare i pazienti nel recinto, a far scoppiare il caso che è stato denunciato on line da Giovanna Profumo sul sito Oli (Osservatorio Ligure sull'Informazione). "Quell'area, con quella recinzione, non permette di garantire il rispetto della dignità della persona, ecco perché i nostri colleghi hanno preso questa decisione" spiega Carmelo Gagliano, presidente della sezione genovese dell'Ipasvi, il collegio degli infermieri professionali. "Oltre a questo aspetto, di solidarietà umana - aggiunge Gagliano - a nostro parere non risponde ai criteri di sicurezza previsti dal progetto e soprattutto quel contesto non favorisce quella finalità terapeutica che, attraverso spazi comuni per uomini e donne, mira al ritorno ad una vita normale. Gli infermieri del reparto comunque continueranno a far uscire e accompagnare dove possibile i pazienti".












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