In uno studio pubblicato online dal “Journal Agricultural and Food Chemistry”, organo d’informazione dell’American Chemical Society’s, si apprende come anche i residui della preparazione del caffè potrebbero rappresentare una fonte economica, abbondante ma soprattutto biocombustibile per alimentare i veicoli.E’ quanto sostengono i ricercatori dell’Università del Nevada al Reno.
Pare, infatti, che raccogliendo i fondi di caffè dalle catene di caffetterie multinazionali e spremendoli ulteriormente, gli studiosi abbiano ottenuto un olio da cui hanno poi ricavato un biocombustibile, attraverso un processo a basso costo.Inoltre, i rifiuti di tale conversione possono essere a loro volta utilizzati in un processo di produzione di etanolo oppure come composti e fertilizzanti.Secondo le stime dei ricercatori, inoltre, tale processo potrebbe generare un mercato di circa 8 milioni di dollari all’anno, almeno negli USA.
Un impianto pilota è stato già avviato per produrre in via sperimentale combustibile per 6-8 mesi, così da valutare la possibilità di avviare un simile mercato. Il settore dei biocombustibili, dunque, è in continua crescita ed evoluzione. Grassi animali, funghi, alghe: vengono utilizzate materie prime di tutti i tipi.Ed ora anche caffè. Che potrebbe sostituire il petrolio per una percentuale compresa tra l’11 e il 20% in peso: quasi la stessa fornita dalle fonti tradizionali.












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