
CAMPANIA - La ricerca di Legambiente sulla qualità ambientale delle 103 città capoluogo di provincia, realizzata con la collaborazione scientifica dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e del “Il Sole 24 ore” traccia un identikit poco gratificante della regione Campania. Ultima in classifica, le sue province “svettano” per l’alto tasso di inquinamento e per la continua violazione delle norme poste a tutela del patrimonio paesaggistico - ambientale.
La situazione è stata registrata a Napoli dove lo studio, denominato “Ecosistema Urbano 2009”, ha evidenziato come la deludente opera degli amministratori pubblici, abbia portato la città al “collasso ambientale”.Ottantottesima in classifica, “a città ro sol” viene superata solo da Benevento, classificatasi in centesima posizione, mentre Avellino e Salerno scivolano rispettivamente all’ottantaduesimo e ottantatreesimo posto. Migliora la situazione di Caserta, riuscita ad accaparrarsi un trentasettesimo posto. Secondo la ricerca, la disastrosa situazione sarebbe frutto di una mancata programmazione strutturale tesa alla risoluzione immediata e certa della questione rifiuti e del sistema della mobilità urbana. Intanto, a Napoli continua ad andare avanti il sistema delle targhe alterne e degli stop alle auto non ecologiche. Quasi tutti i giorni i veicoli non dotati di marmitta catalitica sono costretti a fermarsi in determinare fasce orarie, spesso ricomprese tra le 13 e le 20.Grande disagio per tutti coloro che sono costretti a recarsi a lavoro e non posso fare a meno della propria autovettura. Problemi anche per chi rinuncia al trasporto privato, per non rischiare una salata multa, e opta per quello pubblico. Il traffico partenopeo è così congestionato che gli utenti sono costretti ad attendere ore per poter prendere il bus che possa portarli sul loro di lavoro o in prossimità dello stesso. Ma il buco nell’ozono non è l’unico fardello che grava sul clima campano. Il flop della raccolta differenziata e il non prelievo dei rifiuti speciali rende tutto molto più macabro ed inspiegabile. E, a pagare le spese di un sistema che non spicca certamente per trasparenza sono sempre loro:gli utenti. Una salata Tarsu ed una sofferta differenziata sono gli scotti che gli abitanti campani pagano per avere un servizio inesistente. A questo punto non resta altro che chiedersi: Ma il problema ambiente e la questione rifiuti rimane solo un brutto incubo per la regione Campania?












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