Inauguriamo la rubrica dedicata alla Sicurezza Alimentare con un doppio speciale che punta a fare un po' di doverosa chiarezza sulla controversa problematica dei cibi scaduti. La sezione è curata in collaborazione con il Dottor Domenico Palladino, grande professionista ed esperto del settore. Credo che proprio in nome della trasparenza in una materia tanto delicata come la Sicurezza Alimentare, sia opportuno dare alcune informazioni certe ai consumatori in un settore in cui, purtroppo, c'è molta confusione.
Nella fattispecie il concetto di "scadenza" di un prodotto alimentare è da sempre uno dei più controversi del complesso mondo della produzione alimentare. Infatti, in alimentazione la "scadenza", come viene percepita dal consumatore, paradossalmente non esiste. In pratica non c'è un momento preciso in cui si può definire un prodotto "scaduto". Faccio un esempio: una confezione di latte ha segnata come scadenza una data come giorno, mese e anno. Questo vuol dire allora che allo scattare della mezzanotte di quel determinato giorno, il latte di quella confezione è scaduto? Cioè quello che era buono alle ore 24,00 alle 24,01 non è più buono? E per quale arcano motivo? Questo banale esempio fa capire, credo, che parlare di "scadenza" non è corretto. E' corretto invece parlare di Shelf Life cioè di vita media del prodotto. In pratica per ogni prodotto va determinata la sua vita media. Questa determinazione va fatta in condizioni di conservabilità media ricreate in laboratorio. In questa sede sarebbe lungo e noioso spiegare nei dettagli queste procedure, ma basti sapere che esistono metodi di valutazione certi per determinare la vita e quindi la durata di ogni prodotto alimentare. E' appunto con questo spirito che il legislatore italiano ha recepito le direttive europee in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari, formulando il dlgs 109/92. Si è introdotta quindi la dicitura "da consumarsi preferibilmento entro il…." al posto della dicitura "scade il..".[...continua a leggere]
Nella fattispecie il concetto di "scadenza" di un prodotto alimentare è da sempre uno dei più controversi del complesso mondo della produzione alimentare. Infatti, in alimentazione la "scadenza", come viene percepita dal consumatore, paradossalmente non esiste. In pratica non c'è un momento preciso in cui si può definire un prodotto "scaduto". Faccio un esempio: una confezione di latte ha segnata come scadenza una data come giorno, mese e anno. Questo vuol dire allora che allo scattare della mezzanotte di quel determinato giorno, il latte di quella confezione è scaduto? Cioè quello che era buono alle ore 24,00 alle 24,01 non è più buono? E per quale arcano motivo? Questo banale esempio fa capire, credo, che parlare di "scadenza" non è corretto. E' corretto invece parlare di Shelf Life cioè di vita media del prodotto. In pratica per ogni prodotto va determinata la sua vita media. Questa determinazione va fatta in condizioni di conservabilità media ricreate in laboratorio. In questa sede sarebbe lungo e noioso spiegare nei dettagli queste procedure, ma basti sapere che esistono metodi di valutazione certi per determinare la vita e quindi la durata di ogni prodotto alimentare. E' appunto con questo spirito che il legislatore italiano ha recepito le direttive europee in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari, formulando il dlgs 109/92. Si è introdotta quindi la dicitura "da consumarsi preferibilmento entro il…." al posto della dicitura "scade il..".[...continua a leggere]












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