Il noto gruppo conciario denuncia un atteggiamento persecutorio nei propri confronti. Definisce inutile il provvedimento. E sottolinea che i primi a non volere il fallimento sono i creditori
Il copione ormai è noto: quando interviene la possibilità reale di salvare il Gruppo Dal Maso o le sue aziende dal fallimento, immediatamente l’operazione viene ostacolata.Poche settimane fa è bastato che i creditori di Conceria Ambra AUTOMOTIVE srl si esprimessero a favore del concordato preventivo come alternativa al fallimento, ed ecco avviarsi una verifica tributaria.
Ora, dopo che anche i creditori di Conceria Tigre si sono espressi nella stessa maniera dei creditori di Ambra Automotive, ovvero a favore del concordato preventivo, ecco scattare il sequestro conservativo dell’azienda da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Riguardo Conceria Tigre ci si chiede quindi come sia possibile che l’Agenzia delle Entrate chieda il sequestro conservativo di una società in concordato preventivo dal luglio del 2008. La legge fallimentare (art. 167) stabilisce infatti che nei confronti delle società in concordato preventivo non possa essere compiuto nessun atto senza la preventiva autorizzazione del Tribunale. La stessa legge esclude inoltre (art. 168) che i creditori, come pure altri soggetti, possano attivare o proseguire azioni contro il patrimonio della debitrice.
Un provvedimento, dunque, inutile. Talmente inutile che Conceria Tigre non intende nemmeno reclamare o opporsi.
Intende però denunciare a viva forza presso l’opinione pubblica e le forze sociali l’accanimento e l’atteggiamento persecutorio che, a partire dal mese di gennaio, continua a manifestarsi contro un tentativo di salvataggio aziendale i cui interessi coinvolti sono larghissimi, non fosse altro per i creditori, per i 250 dipendenti occupati e i 250 circa addetti dell’indotto.
Ora il Gruppo ha iniziato ad interrogarsi circa i motivi di tale atteggiamento persecutorio, e in che misura esso sia connesso alla situazione patrimoniale del Gruppo stesso. Non si riesce a spiegare, infatti, perché si voglia portare quest’azienda al fallimento, fallimento che i creditori, per primi, hanno dimostrato coi fatti di non volere.
Ciò senza trascurare la diffusione di notizie che impattano negativamente sui clienti e sui fornitori delle imprese manifatturiere rendendo oltremodo e ingiustificatamente improbo il lavoro dei dirigenti aziendali.












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