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Hot-News.it Ultime news News Storie di donne: senza uomini e con tanta violenza
07
Ago
2012

Storie di donne: senza uomini e con tanta violenza




Come dimostrano diversi studi internazionali il binomio uomo violento/donna vittima tra le mura domestiche è necessariamente da rivedere. Senza alcun fondamento scientifico si tende a considerare la violenza domestica come violenza dell'uomo verso la donna anche se sempre più ricerche dimostrano che la donna può essere altrettanto violenta dell'uomo. La violenza della donna in famiglia non si dirige solo verso l'uomo, ma anche verso i figli, (vedi articolo) verso gli anziani e verso le donne stesse.Storie di donne: senza uomini e con tanta violenzaAlcuni studi (vedi ad esempio il lavoro dell'autrice americana Claire Renzetti: Violent Betrayal - Partner Abuse in Lesbian Relashionships) riportano risultati che confermerebbero che i rapporti tra donne lesbiche sono quasi altrettanto violenti dei rapporti eterosessuali. L'autrice sostiene anche che circa il 30% delle lesbiche ha subito violenze sessuali da altre donne.

Sul tema della violenza delle donne sulle donne nei rapporti lesbici è uscito nel 2007 un Documentario dal titolo: Mi ha rubato la voceStorie di donne: senza uomini e con tanta violenza. Sul sito del documentario si legge:"La società percepisce rispettivamente gli organi sessuali maschili come penetranti e distruttivi e quelli femminili come ricettivi e nutritivi. Nel giusto contesto, però, gli organi sessuali femminili possono essere altrettanto distruttivi".La violenza lesbica è un crimine così inconcepibile che le sue vittime incontrano ripetutamente la derisione e l'incredulità, sia dalla comunità che da parte di chi applica le leggi. A causa della prevalenza di tali risposte, gli aggressori possono colpire ripetutamente senza timore delle ripercussioni. Sempre su questo tema pubblichiamo un estratto della monografia intitolata "The Silence Of The Screams: Female Violence In Intimate Relations" "Il silenzio delle urla: la violenza femminile nelle relazioni sentimentali" a cura dell'Associazione australiana per la Bigenitorialità.

LESBIAN PARTNER ABUSE L'esistenza di attacchi donna-contro-uomo non è il solo aspetto sottaciuto riguardo alla capacità delle donne di esercitare violenze. Un altro aspetto della violenza femminile che gli specialisti sottostimano è la violenza nelle relazioni lesbiche. Le vittima di violenze donne-contro-donne - una materia molto diffusa nella comunità lesbica è completamente ignorata - spesso sono viste come masochiste o pazze. Susan Morrow, uno degli autori dell'articolo del 1989 nel "Giornale di Consulenza Psicologica e Sviluppo" ha testimoniato di come una lesbica aggredita dalla sua partner è stata giudicata dalla terapista paranoica e borderline. Il fatto che la paziente fosse una vittima è stato completamente ignorato.Morrow e la sua co-autrice, Donna Hawxhurst, hanno trovato che molti miti - secondo cui le donne sono meno aggressive degli uomini e perciò non picchiano, e che le donne sono incapaci di far molto male - hanno contribuito alla segretezza intorno alla materia delle violenze tra lesbiche. Suggeriscono che gli avvocati dei diritti delle donne rifiutano di riconoscere la violenza fra lesbiche perché ciò metterebbe a rischio l'analisi delle femministe che vedono il picchiare come una conseguenza del privilegio e potere maschili nella società.Barbara Hart (1986), nella sua introduzione in un libro su lesbiche violente,riassume il caso delle vittime di lesbiche in relazioni intime scrivendo:"E' molto doloroso. Si ipoteca il nostro sogno di un'utopia lesbica. Contraddice la nostra convinzione sulla'insita non violenza delle donne.... e la scoperta di violenze da lesbiche.... può rafforzare l'arsenale di omofobie... eppure, se vogliamo liberare noi stesse, dobbiamo liberare le nostre sorelle."Come sopra annotato, secondo ognuno dei trenta studi condotti negli U.S.A. che hanno esaminato il comportamento di ambedue, uomini e donne, le donne commettono circa la metà delle violenze domestiche. Questa scoperta viene supportata dagli studi sulle relazioni lesbiche, che secondo la Professoressa Claire M. Renzetti, nel suo libro del 1992 "Tradimento Violento", sono quasi così violente come le relazioni eterosessuali. Altre ricerche citate nel libro della Renzetti, ipotizzano che le relazioni lesbiche siano probabilmente più violente.L'autrice scrive:"Bologna, Waterman, and Dawson (1987) hanno scoperto un'alta incidenza di abusi nella loro indagine su un campione di 174 lesbiche autoselezionatesi. Circa il 26% delle interrogate, hanno dichiarato di essere state oggetto di almeno un'azione di violenza sessuale, il 59% erano state vittime di violenza fisica, l'81% aveva subito violenze verbali o emozionali. Allo stesso tempo il 68% delle interrogate hanno dichiarato di aver usato violenza contro l'attuale o più recente partner e che erano state a loro volta vittimizzate dalla partner.Similarmente, in un'indagine su un campione non casuale di 1.099 lesbiche, Lie and Gentlewainer (1991) hanno trovato che il 52% delle interrogate erano state abusate da una donna amante o partner e che il 30% ammetteva di aver abusato di una amante o partner. Di quelle che erano state vittime di abusi, più della metà - 51% - hanno dichiarato che anche loro avevano commessi abusi verso le loro partners..... Gli abusi spaziavano dalle minacce e insulti verbali fino agli accoltellamenti e pistolettate. Veramente le abusanti mostravano una terrificante ingenuità nel selezionare la loro tattica di abuso: frequentemente sceglievano l'abuso più appropriato alla vulnerabilità della loro partner."A causa di problemi politici, non è stato semplice incamerare dati accurati, ma Martin Hiraga della "(U.S.) Commissione Nazionale Gay e Lesbiche", ha dichiarato che tutta l'evidenza disponibile indica che (la violenza domestica fra lesbiche) si verifica né più né meno che nelle relazioni eterosessuali.'Anita', una portavoce del "Centro Gestione Violenze Domestiche e Incesti" di Melbourne, ora impegnata in un programma per le vittime di violenza domestica fra lesbiche, ha dichiarato che il loro lavoro è grandemente complicato dal mito secondo cui le violenze contro le donne sono commesse esclusivamente da uomini. Ha anche espresso preoccupazione per la sottostima delle violenze non fisiche, viste come 'problemi ordinari di relazione': una relazione può essere straordinariamente abusiva senza che una partner violenta tocchi con un dito la sua partner. Questi tipi di abusi sono i più duri da fermare, perché difficili da spiegare.

Spesso bisogna affidarsi a rapporti aneddotici per poter apprezzare pienamente la portata dell'abuso all'interno della comunità lesbica. I risultati del nostro sondaggio indicano che il 66% delle intervistate (125 su 189) ha riferito di lesbiche che hanno avuto esperienze di abuso nei loro rapporti.Fra le intervistate, 37 delle 189 hanno riferito di essere state sottoposte ad abusi. L'abuso subìto è stato prevalentemente descritto come psicologico o emotivo. 20 di loro hanno segnalato qualche tipo di aggressione fisica da parte di una partner, e quattro donne hanno riferito di essere state abusate sessualmente all'interno della relazione.Delle donne che hanno identificato abusi nei loro rapporti, il 38% ha chiesto consulenza per gestire la violenza. Tuttavia, una minima parte delle lesbiche si rivolge ai tradizionali enti pubblici di assistenza sociale, legale o di prestazioni mediche. Ad esempio, nessuna delle intervistate si è rivolta alla polizia, ai rifugi anti-violenza o alle linee telefoniche d'assistenza alla violenza. Solo sei (16%), tra le lesbiche che hanno riferito abusi nei loro rapporti, hanno cercato aiuto nei servizi giuridici e medici. La maggioranza delle intervistate ha dichiarato che gli assistenti sociali, i sanitari ed i funzionari della polizia hanno bisogno di essere istruiti al fine di poter affrontare il problema.La maggioranza delle nostre intervistate erano bianche, di classe media, non disabili, lesbiche. Questo campione non è rappresentativo della diversità culturale e socio-economica tra le lesbiche. Inoltre, il nostro piccolo campione non fornisce sufficienti informazioni per poter stabilire accurate e conclusive interpretazioni circa l'abuso all'interno della più ampia popolazione lesbica. La nostra ricerca vuole essere uno sguardo preliminare a questo problema.Miti circa l'abusoCi sono molte spiegazioni dell'abuso in relazioni lesbiche basate su dei miti. In genere, questi miti riflettono e perpetuano stereotipi, paure e pregiudizi.Di seguito alcuni dei miti più comuni:Non ci sono abusi nelle relazioni lesbiche. Falso. Nonostante l'assunzione che le lesbiche si prendano cura e si diano sostegno l'una con l'altra, la violenza esiste in alcuni rapporti.La violenza lesbica si verifica solo in rapporti con ruoli di sottomissione (maschio-femmina). Il "maschio" è l'autrice della violenza o la "femmina" è la vittima. Falso. Al di là del fatto che la maggior parte delle relazioni lesbiche non assume esplicitamente i ruoli di "maschio-femmina", i ruoli stessi non stabiliscono automaticamente chi ha più potere o più desiderio di esercitare un maggiore controllo nella relazione. [n.d.r 1]L'abuso fra lesbiche è reciproco. Entrambe le partner contribuiscono ugualmente alla violenza. Falso. Questa concezione deriva dalla convinzione che le relazioni lesbiche siano sempre paritarie. Nei rapporti violenti vi è spesso una colpevole e una vittima. L'autrice di violenza non può essere individuata da nessuna caratteristica, quali la dimensione, l'altezza o l'età. [n.d.r. 2] L'azione di difesa contro l'aggressore dev'essere esaminata accuratamente, perché potrebbe essere erroneamente interpretata sia come l'avvio della violenza, sia come un uguale contributo ai comportamenti violenti.Le relazioni lesbiche violente coinvolgono lesbiche apolitiche o lesbiche che fanno parte della cultura lesbica dei bar. Falso. Infatti, la violenza nelle relazioni lesbiche non è limitata a un particolare "tipo" di lesbiche. L'abuso non è limitato dalla razza, classe, età, appartenenza politica e interessi.La violenza lesbica è causata dall'abuso di sostanze, stress, violenza subita nell'infanzia o provocazione. Falso. Anche se tali fattori possono contribuire a spiegare perché l'autrice di violenza agisce in maniera violenta, non c'è una semplice relazione causa-effetto. L'aggressore può scegliere. Ella è responsabile per il suo comportamento e lo può controllare. Non ci sono scuse o giustificazioni per la violenza.N.d.r.:[1] Questa considerazione contraddice palesemente la tesi diffusa ed imperante, fra le istituzioni, per spiegare la violenza domestica eterosessuale: questa sarebbe causata dal prolungamento dei ruoli sessuali (maschio-dominante/ femmina-sottomessa), dove il maschio cercherebbe di imporre il suo dominio patriarcale sulla donna, nella relazione.[2] Valutazione concordante con quanto affermato nell'approfondimento:http://violenza-donne.blogspot.com/2010/08/controversia-sulla-ricerca-sulla.htmlTraduz. per CDVD a cura di Santiago G.Ad oggi, non ci sono dati che tengano conto dell'altezza e del peso come fattori determinanti nella perpetrazione di abusi domestici. Per questo motivo qualsiasi valutazione della relativa maggiore forza fisica degli uomini come fattore determinante dell'abuso è strettamente speculativa. Anche se intuitivamente ha un senso che una persona di grande statura e maggiore forza abbia il vantaggio in un'aggressione fisica, sarebbe un errore credere che la relativa maggiore forza propria sia l'unico fattore determinante dell'esito di un'aggressione in famiglia. Segnalazioni aneddotiche di uomini abusati rivelano come donne di piccola corporatura possano esercitare paura e intimidazione, minacciando di sottrarre i propri figli, ed altre forme di abuso emotivo, come insulti e svilimento. Sappiamo tutti fin troppo bene che qualsiasi mancanza di forza può essere compensata da un'arma. Il caso di John Bobbitt e Lorena è paradigmatico in questo senso

Violenta l'ex "amica": arrestata una donna14 ottobre 1997 - SIRACUSA - Non si è rassegnata a vedere finire una storia d'amore, e dopo che l'amica l'aveva lasciata per un uomo, è diventata aggressiva e manesca, fino alle botte e alla violenza sessuale. Ora A.I., 22 anni, è finita in carcere a Catania in seguito alla denuncia della sua ex giovane amica, una ragazza diciottenne. Teatro della vicenda Floridia, un piccolo comune sulle colline dell'entroterra di Siracusa, a una ventina di chilometri dal capoluogo. Nel gennaio scorso era nata la storia d'amore tra la ragazza e A.I., una donna conosciuta in paese per i suoi modi decisi e il suo aspetto mascolino. Le due donne si sono frequentate per qualche tempo, con il consenso della più giovane, e il legame sembrava consolidarsi. Poi la diciottenne ha cominciato a dare segni di insofferenza, ad avere dubbi, a essere sempre meno disponibile. Fino alla rottura, avvenuta nella scorsa primavera. Nel frattempo la giovane aveva cominciato a incontrare un ragazzo del paese, poi tra i due era nata una relazione sentimentale e lei aveva praticamente smesso di frequentare l'amica.A.I. però non aveva voluto accettare la fine di quella loro storia, e, secondo la denuncia presentata dalla giovane, aveva cercato di convincerla in tutti i modi a tornare insieme a lei. La donna chiamava di continuo la giovane, la aspettava fuori di casa e se la incontrava in paese non perdeva occasione di farsi avanti. Una insistenza che successivamente si era trasformata in veri e propri atti di violenza. A.I. avrebbe anche picchiato la ragazza costringendola ad avere un rapporto sessuale. E proprio dopo l'ennesimo episodio di violenza da parte di A.I., la giovane, assieme alla madre e alla sorella si era presentata in Procura, a Siracusa, per presentare la denuncia che ha portato all'arresto di ieri, firmato dal giudice per le indagini preliminari di Siracusa, Alberto Leone. La ragazza ha raccontato ai magistrati di avere conosciuto la donna all' inizio dell'anno, casualmente, perché avevano conoscenti comuni. Da subito era nata una forte amicizia, ma A.I. a un certo punto si era innamorata della giovane, che comunque aveva corrisposto il sentimento. Le due poi erano andate a vivere insieme in un appartamento che condividevano con altre persone. Tutto è filato liscio per qualche mese, poi la più giovane si è stancata del rapporto e ha deciso di tornare a vivere con i genitori, malgrado la vivace opposizione della fidanzata, che continuava a dichiararle il suo folle amore. Tornando in famiglia, la ragazza pensava di risolvere la questione, ma era un'illusione. La donna abbandonata ha cominciato a chiamarla, l'aspettava sotto casa quando usciva, la minacciava e minacciava anche gli amici comuni. Per la giovane, che nel frattempo si era fidanzata con il coetaneo del paese, quella vicenda era diventata una persecuzione vera e propria: cercava di uscire di casa il meno possibile per non incontrarla, non diceva a nessuno dove andava, si nascondeva. Ma non aveva scampo: inesorabilmente se la trovava davanti, dapprima con implorazioni e tentativi di convincerla a tornare con lei parlandole, poi sempre più aggressiva e violenta, fino alle botte. Episodi che si ripetevano spesso, e che la giovane era costretta a subire. Una delle aggressioni era pure avvenuta nella piazza principale del paese: la giovane era con il fidanzato quando è stata avvicinata e picchiata dalla ex amante con pugni e calci. Dopo la denuncia sono scattate le indagini della Procura, e durante una perquisizione in casa della donna denunciata sono stati trovati molti elementi che provavano l'ossessione d'amore per la ragazza: diari, lettere, appunti nei quali A.I. manifestava in mille modi la sua passione. Poi, ieri mattina gli agenti di polizia giudiziaria di Siracusa sono andati a casa della donna e l'hanno arrestata per violenza sessuale continuata e portata nel carcere catanese di piazza Lanza.

18 dicembre 2002 Arrestata per sequestro e torture alla nuova amante della sua exCatania - Una ragazza di 18 anni è stata sequestrata e torturata dalla sua amante e dalla compagna di quest'ultima, che sono state arrestate dai carabinieri quando la vittima è riuscita a fuggire e a dare l'allarme.La vicenda di gelosia maturate in un triangolo tra donne omosessuali è avvenuta Nicolosi, alle pendici dell'Etna. Secondo la ricostruzione fornita dai militari, la diciottenne, di cui non è stata resa nota l'identità, aveva una relazione con una donna, Rita, 29 anni. Questa a sua volta era fidanzata con Maria, anche lei 29 anni, che mal tollerava la rivale più giovane.Le tensioni della coppia lesbica sono sfociate nella decisione di punire la diciottenne, che è stata condotta in una casa alla periferia del paese, e torturata con scariche elettriche inflitte attraverso un cavo di acciaio collegato a una batteria per auto. Poi, la ragazza è stata trasportata nella pineta di Nicolosi, legata a un albero con una sciarpa e cosparsa di alcol.È riuscita a slegarsi e a raggiungere una villetta vicina, i cui abitanti hanno telefonato ai carabinieri. Rita e Maria sono state arrestate con l'accusa di sequestro di persona e tentato omicidio.

14 giugno 200 Lei spedisce un pacco-bomba alla exPerugia - Una donna di 53 anni, A.C. nativa del nord Italia, ma residente nel perugino, è stata arrestata dalla polizia per disposizione del Gip del tribunale, nel quadro delle indagini per il pacco bomba inviato il 21 febbraio scorso alla segretaria di un call-center del capoluogo Marzia Bertuzzi ed esploso in Questura dove era stato portato, con conseguenze per tre poliziotti, uno dei quali (il sottufficiale Bruno Baglivo) ha perso due dita.L'arresto è avvenuto in nottata; la donna sarebbe la mandante del bacco-bomba inviato appunto alla operatrice del call-center, con cui aveva una particolare relazione d'amicizia. Era stato " XXXXXX ", amico della donna ora arrestata, a confezionare il pacco con polvere nera (fili elettrici ed innesco), un «ordigno» contenuto in una cassetta video, spedita per posta e ritirata dalla Bertuzzi che aprendo l'involucro esterno si era accorta che qualche cosa non era regolare, tanto da decidere di chiamare la Questura.La centrale operativa inviò sul posto una Volante; è stato l'equipaggio di quella volante a prendere in consegna, nel primo pomeriggio del 21 febbraio scorso, il pacchetto semiaperto che poi è esploso in questura interessando tre agenti. Allo ( XXXXXX ), gli agenti della Questura erano giunti quasi subito, dopo aver avviato indagini a 360 gradi; tutti i call-center vennero setacciati e controllati.Le indagini coordinate dal PM. Antonella Duchini, hanno visto gli uomini della mobile diretti dai funzionari Piero Angeloni e Luigi Nappi impegnati notte e giorno per arrivare ad una soluzione della vicenda nella quale erano rimasti feriti i tre poliziotti; ora hanno portato all'individuazione del movente (sembra passionale, con l'amicizia particolare tra le due donne) dopo aver scavato per mesi sul giro milionario di vari call-center, che puntano sugli oroscopi e su altri servizi offerti, quali cartomanzia ed amicizia.S. Donato M. (MI) - Infermiera uccide la convivente soffocandola17 gennaio 2005 - Una donna ha ucciso in serata la propria convivente nell'appartamento in cui vivevano a San Donato Milanese (Milano). Secondo le prime informazioni, è stata un'infermiera, M.P., 41 anni, ad uccidere l'"amica", E.G., 44 anni, medico, strozzandola con una sciarpa e poi soffocandola con un cuscino. Dopodiché avrebbe dato lei stessa l'allarme alla polizia, raccontando l'accaduto.La vittima è morta durante il trasporto in ospedale. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Squadra Volante della Questura di Milano che hanno informato dell'episodio il pm di turno, Claudio Gittardi.La donna e' stata arrestata con l'accusa di omicidio volontario.

PISTOIA - Non sopportava che la lasciasse. La loro storia era nata parecchi anni fa; per quell'amore aveva lasciato il marito e due figli. Maria e Rosalba vivevano a Torbecchia, in una fattoria all'estrema periferia di Pistoia. Un amore che aveva vinto i pregiudizi della gente ma che il tempo ha finito per logorare. Rosalba voleva farla finita. Se n'era andata a vivere altrove ma dopo un paio di settimane era ritornata con Maria. Era difficile anche per lei rompere quell'amore, ma i vicini raccontano che nei giorni scorsi i litigi erano sempre più frequenti.Intorno alle undici, un silenzio strano e inquietante è calato nella casa delle due donne. Maria Dolfi, 55 anni, ha ucciso Rosalba Batacchi, 41 anni. Ha usato un coltello preso in cucina e l'ha colpita al petto, alla schiena, quattro, cinque volte. Poi ha chiamato i carabinieri. Il cadavere era disteso sul pavimento del bagno; indossava ancora il pigiama. Tutto intorno c'erano macchie di sangue. Il sopralluogo del giudice è durato quasi sei ore; poi i necrofori hanno portato via la salma e i carabinieri hanno messo i sigilli alla porta d'ingresso. Il coltello è stato refertato e domani il medico legale condurrà sulla salma l'esame necroscopico.

28 novembre 2007 Ammazzata dall'"amica" con coltellate e ferro da stiroTorino - Si è chiuso con la condanna di entrambi gli imputati il processo per l'omicidio di Deborah Rossi, la ventenne al quinto mese di gravidanza trovata morta il 20 settembre 2006 nel suo fatiscente appartamento di Torino: la ragazza era stata colpita alla testa con un ferro da stiro e poi trafitta da sette coltellate, di cui una alla gola. Per quel delitto sono stati inflitti 23 anni e mezzo di carcere all'ex amica del cuore della vittima, Giulia Fiori, e 22 anni e quattro mesi al suo fidanzato, Antonio Ferraro detto «Toni».La sentenza ha accolto la tesi del pubblico ministero Manuela Pedrotta, secondo cui l'omicidio è lo sbocco di una rivalità tra Giulia e Deborah caratterizzata da risvolti morbosi e saffici.

17 febbraio 2011 Condannato a quasi vent'anni in primo grado, assolto in appello. Imputato Antonio Ferraro, accusato di aver ucciso assieme alla fidanzata, una giovane torinese, Deborah Rossi, colpita alla testa con un ferro da stiro e poi trafitta con 7 coltellate. La vittima era al quinto mese di gravidanza. Un delitto efferato commesso in un appartamento di Torino nel settembre 2006. Per i giudici Ferraro non ha commesso il fatto.L'unica responsabile dell'omicidio resta Giulia Fiori.

16 ottobre 2008 Molesta sessualmente e minaccia una donna: arrestataLa squadra mobile di Livorno ha arrestato una livornese di 46 anni accusata di avere compiuto atti di molestie sessuali e minacce nei confronti di un'altra donna. La quarantaseienne è finita in carcere in esecuzione di una misura cautelare richiesta al gip dal pm Carla Bianco dopo che, lo scorso aprile, nei suoi confronti, era stato già disposto il divieto di dimora a Livorno sempre per molestie e minacce nei confronti della stessa donna, provvedimento che però, è stato spiegato, non l'avrebbe fermata. Secondo quanto emerso dalle indagini, condotte dalla squadra mobile, la quarantaseienne da tempo avrebbe voluto, in ogni modo instaurare una relazione sentimentale con la vittima. Quest'ultima, così ha spiegato il dirigente della squadra mobile Marco Staffa "soffriva di uno stato di sudditanza psicologica nei confronti della propria persecutrice, viveva con la costante paura di gesti lesivi nei suoi confronti, tanto da indurla ad assumere nei confronti della quarantaseienne atteggiamenti remissivi ed accondiscendenti".

30 ottobre 2008 Donna accoltella amica per gelosia: erano fidanzatePiedimonte Matese (Caserta) - I carabinieri hanno arrestato una donna, che quindici giorni fa ha ferito a coltellate una ventitreenne alla quale era legata da un rapporto sentimentale.L'arresto è avvenuto in esecuzione di un provvedimento del Tribunale di S.Maria Capua Vetere, con l'accusa di tentato omicidio.P. D., 30 anni, di Piedimonte Matese in provincia di Caserta, aggredì l'amica per la strada vibrandole alcune coltellate al basso ventre, senza, però, ferirla in maniera grave, per motivi di gelosia.

1° aprile 2009 Stalking tra donne, 30enne denunciata  - Un caso di stalking, che ricorda molto una moderna soap opera, vede impegnati, da qualche giorno, gli uomini del dottor Quarantelli. Un corteggiamento non gradito ma insistente, una "ex" ostinata nel recuperare il legame dissolto con un'altra donna della quale mina l'equilibrio psicologico, fanno da quadro ad un intreccio molto più ampio che potrebbe riservare ancora molti colpi di scena.Tutto è partito da una denuncia di stalking ai danni di una giovane donna di Civitavecchia da parte di un'altra donna. L'episodio sul quale stanno indagando gli uomini della Polizia di Stato vede così questa volta protagoniste due donne e coinvolte altre persone della "Civitavecchia bene".Più in particolare, sembrerebbe che una avvenente giovane di 25 anni, sia da tempo oggetto di ripetute attenzioni moleste e non gradite, da parte di un'altra donna. Quest'ultima, trentenne benestante ed incensurata, dopo aver ottenuto in un primo momento i favori sessuali della 25enne, ha perso la testa a seguito dell'interruzione della relazione, cominciando così a perseguitare l'amica. Da qui la denuncia per stalking.La 25enne ormai esausta si è rivolta quindi al vicequestore Quarantelli, sperando in un aiuto. Immediato l'intervento dei poliziotti del Commissariato di Viale della Vittoria che stanno comunque indagando a 360 gradi sull'episodio, che, come detto, potrebbe riservare ulteriori risvolti. La donna di trenta anni risulta indagata a piede libero.

1° luglio 2009 Valdagno (VI) - Arrestata infermiera 45enne: avances sessuali ad una collegaSecondo l'accusa che l'ha portata in carcere, Silvana Grotto, 45 anni, di Santorso, per mesi avrebbe tormentato una collega trentenne che non voleva saperne di lei, con telefonate, bigliettini, cartelli diffamatori. In alcuni casi la molestatrice sarebbe arrivata a danneggiare con l'acido l'autovettura della donna. Quest'ultima aveva presentato denuncia la prima volta ai carabinieri di Valdagno (Vicenza) nell'agosto 2008. Ma il pressing amoroso dell'infermiera non si è fermato. Così i militari hanno ottenuto l'autorizzazione a una perquisizione domiciliare nell'abitazione della Grotto dove, oltre a documentazione che proverebbe le molestie e le persecuzioni, sono stati trovate anche una carabina calibro 9 e numerose cartucce, detenute illegalmente. Per la donna è scattata così un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

 
 

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