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Sabato
Dic 07
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24
Dic
2010

Mara Carfagna




Maria Rosaria Carfagna detta Mara (Salerno, 18 dicembre 1975) è una politica ed ex show-girl italiana, parlamentare del Popolo della Libertà e Ministro per le Pari Opportunità del Governo Berlusconi IV, in carica dall'8 maggio 2008.Mara Carfagna
Dopo aver conseguito la maturità scientifica ed il diploma di ballo presso la scuola del San Carlo di Napoli, Mara Carfagna continua la sua formazione di ballerina a New York, studia recitazione e per otto anni si dedica allo studio del pianoforte in conservatorio.

Nel 1997 partecipa al concorso di Miss Italia classificandosi al 6º posto e conseguendo il titolo di Miss Cinema. Nel 2001 si laurea in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Salerno con 110 e lode, discutendo una tesi in Diritto dell'informazione e sistema radiotelevisivo.

Dal 2000 al 2006, in qualità di co-conduttrice, partecipa al programma televisivo La domenica del villaggio condotto da Davide Mengacci. Nel 2006 conduce Piazza grande con Giancarlo Magalli. Inoltre, fa parte del cast dei programmi televisivi I cervelloni, Vota la voce e Domenica In.

Nel 2005 Mara Carfagna è modella per la rivista Max per un calendario di pose sexy .

Nel gennaio 2007, in occasione della consegna dei Telegatti, riferendosi a lei Silvio Berlusconi afferma: «Se non fossi già sposato, la sposerei immediatamente». Il commento provoca l'immediata reazione della moglie Veronica Lario che, tramite una lettera aperta inviata al quotidiano La Repubblica, pretende pubbliche scuse dal consorte, suscitando dibattito nazionale.

La Carfagna ricopre il ruolo di responsabile del movimento delle donne di Forza Italia (poi confluito nel Popolo della Libertà).

Nelle elezioni politiche del 2006, la candidatura e la successiva elezione della Carfagna alla Camera dei Deputati sollevano polemiche (anche all'interno del proprio partito), in considerazione della sua precedente attività di valletta televisiva.

Nelle elezioni politiche del 2008 è candidata per la Camera dei Deputati, al terzo posto della lista del Popolo della Libertà nel collegio Campania 2; posizione considerata sicura che le permette infatti d'essere eletta deputato per la seconda volta. Dall'8 maggio 2008 è Ministro per le Pari Opportunità, nel Governo Berlusconi IV.

Nelle elezioni amministrative del 2010 viene eletta Consigliere regionale in Campania con 55.695 preferenze individuali, risultando il consigliere più votato di tutti i tempi, ma rinuncia all'incarico per rimanere in Parlamento.

Il 19 novembre 2010 annuncia la sua intenzione di rassegnare le dimissioni da ministro e da deputato della Repubblica, nonché di uscire dal PDL stesso, per dissidi nella gestione dei rifiuti in Campania. Il proposito viene poi ritirato il 24 novembre dopo che il governo ha recepito le sue richieste sulla vicenda.

Mara Carfagna è la principale promotrice della legge, introdotta dal decreto Maroni (articolo 7), che istituisce il reato di stalking. La norma introduce nel codice penale l'articolo 612-bis, dal titolo "atti persecutori", che al comma 1 recita:
« Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita »
   
A ciò si aggiungono alcune norme accessorie, ossia: l'aumento di pena in caso di recidiva o se il soggetto perseguitato è un minore; il fatto che lo stalking costituisca un'aggravante in caso di omicidio e violenza sessuale; la possibilità di ricorrere alle misure di indagine previste per i reati più gravi, quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori. Il decreto qualifica questo genere di reato come perseguibile a seguito di querela di parte, potendosi procedere d'ufficio solo in situazioni di particolare gravità.

Mara Carfagna è la principale promotrice della legge, introdotta dal decreto Maroni (articolo 7), che istituisce il reato di stalking. La norma introduce nel codice penale l'articolo 612-bis, dal titolo "atti persecutori", che al comma 1 recita:
« Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita »
    
A ciò si aggiungono alcune norme accessorie, ossia: l'aumento di pena in caso di recidiva o se il soggetto perseguitato è un minore; il fatto che lo stalking costituisca un'aggravante in caso di omicidio e violenza sessuale; la possibilità di ricorrere alle misure di indagine previste per i reati più gravi, quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori. Il decreto qualifica questo genere di reato come perseguibile a seguito di querela di parte, potendosi procedere d'ufficio solo in situazioni di particolare gravità.

Disegno di legge contro la prostituzione in pubblico
Nel settembre 2008, il Consiglio dei ministri approva un disegno di legge intitolato "misure contro la prostituzione" a firma Mara Carfagna che introduce nuove pene verso chi si prostituisce in strada o in luoghi pubblici. Il DDL è in discussione in Commissione al Senato.

Questo disegno di legge, prima sua iniziativa da ministro, modificando la legge Merlin introdurrebbe il reato di esercizio della prostituzione in "luogo pubblico"; in sostanza, ad essere colpiti non sarebbero più soltanto i fruitori, ma anche le prostitute stesse. Nessuna restrizione è però prevista a chi vende il proprio corpo in ambienti privati. Prostitute e clienti rischiano da 5 a 15 giorni di arresto e un'ammenda da 200 a 3 mila euro. La pena per chi sfrutta la prostituzione minorile va da 6 a 12 anni e multe da 15 mila a 150 mila euro; il minore potrà essere rimpatriato, purché nel suo interesse.

In alcune dichiarazioni Carfagna spiega le ragioni di tale iniziativa, definendo la prostituzione in strada come «un fenomeno vergognoso» e un «allarme sociale». «La prostituzione mi fa rabbrividire. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo», venendo così aspramente criticata dalle organizzazioni non profit che si occupano del fenomeno e dalle rappresentanze della prostitute. Carla Corso, una delle fondatrici del Comitato dei diritti delle prostitute, risponde affermando che «la signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata, facendo calendari. Basta aprire Internet per vedere le sue grazie».

Secondo una nota congiunta di diverse associazioni (Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children), l'iniziativa del ministro di vietare la prostituzione in strada avrebbe l'effetto di incentivare lo sfruttamento delle donne all'interno di abitazioni e luoghi privati (fenomeno riguardo al quale la stessa Carfagna ha ammesso l'inesistenza di una regolamentazione chiara), sottolineando inoltre come sia più importante tutelare i diritti delle vittime delle organizzazioni criminali e colpire queste ultime, piuttosto che le prime.

Mara Carfagna è inoltre firmataria dei progetti di legge:
  • dl "Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza";
  • Ddl "Misure contro la violenza sessuale";
  • Ddl "Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno".
Nel 2008 ha lanciato una campagna per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle mutilazioni genitali femminili finanziata dal Dipartimento per le Pari Opportunità.

Il 15 febbraio 2007 al seminario Donna, vita e famiglia da lei organizzato afferma: «non c'è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili» e che «per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare». Queste affermazioni suscitano lo sdegno delle coppie effettivamente sterili e di molti esponenti della comunità GLBT, tra i quali l'onorevole Vladimir Luxuria che proporrà un parallelo tra le parole di Carfagna e una legge della Germania nazista «che prevedeva l'internamento degli omosessuali ritenuti socio-sabotatori perché non in grado di riprodursi».

A sua difesa, la Carfagna affermerà che le sue parole erano una citazione di Francesco D'Agostino, ordinario di filosofia del diritto e membro della Pontificia Accademia per la Vita, che aveva definito le unioni omosessuali «costitutivamente sterili» (confondendo però la Costituzione italiana con quella di tipo fisiologico, cui faceva riferimento il commento di D'Agostino).

Il 19 maggio 2008 rifiuta il patrocinio al Gay Pride, diversamente da quanto concesso nel 2007 dal ministro Barbara Pollastrini durante il secondo governo Prodi, sia pur limitatamente alle iniziative collaterali della manifestazione. Secondo il ministro «sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare».

Nel maggio del 2009 il sito del ministero delle pari opportunità cancella tutte le sezioni e riferimenti relativi alle discriminazioni nei confronti della comunità GLBT, senza fornire spiegazioni.

Più tardi lo stesso anno, tuttavia, il Ministro porta avanti alcune iniziative contro l'omofobia, lavorando con le onorevoli Paola Concia e Vladimir Luxuria. Tra queste il patrocinio su uno spot pubblicitario in cui viene condannata ogni forma di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale.

Il 17 maggio 2010, durante le celebrazioni della giornata contro l'omofobia, il ministro si scusa pubblicamente per le affermazioni di due anni prima.

Nel luglio 2008 la dirigente del Popolo della Libertà Margherita Boniver parla al quotidiano La Repubblica dell'esistenza di intercettazioni telefoniche su conversazioni «private» contenenti «di tutto e di più». Pochi giorni dopo, il giornale argentino El Clarín cita l'articolo di Repubblica aggiungendo dettagli espliciti: tra il Presidente del Consiglio e la neoeletta ministro delle Pari Opportunità vi sarebbe stato un colloquio riguardante prestazioni di natura sessuale e precisamente un rapporto di sesso orale. Le affermazioni vengono riprese anche dalla rivista Maxim, che parla direttamente di «report sul fatto che la sua immediata ascesa politica sia stata alimentata da favori sessuali al primo ministro Silvio Berlusconi».

Il 2 novembre 2008 l'allora senatore del Popolo della Libertà Paolo Guzzanti scrive sul suo blog riguardo alla Carfagna
« È ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe. »

riprendendo le parole pronunciate dalla figlia Sabina al No Cav Day l'8 luglio 2008 (citate poi da Il Corriere della Sera e La Repubblica). A tali dichiarazioni Mara Carfagna ha risposto prima chiedendo i danni alla Guzzanti e successivamente, il 3 novembre, annunciando di voler «presentare querela penale per diffamazione nei confronti di Paolo Guzzanti per quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog e ripreso dal sito di Repubblica». Guzzanti ha risposto dichiarando che avrebbe chiamato a testimoniare politici che avevano letto le intercettazioni e ritenevano credibile l'asserita relazione sessuale tra la Carfagna e il premier. Tale querela non è successivamente stata inoltrata. Carfagna ha invece querelato il quotidiano La Repubblica per avere riportato alcune frasi di Sabina Guzzanti che alludevano ai presunti rapporti sessuali tra il Ministro delle pari opportunità e il Presidente del Consiglio.
 
 

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