Un corteo variegato, con in testa le comunità palestinesi di Roma e di molte altre città italiane, ma all’interno del quale era facile intravedere diverse appartenenze etniche. Uomini e donne di tutte le età. Giovani, molti immigrati e molti di seconda generazione, cioè nati in Italia. Numerose le ragazze, alcune con il capo coperto, altre no. E bambini, tanti bambini.
La manifestazione è stata organizzata dalle comunità arabe di Roma ed ha visto l'adesione dei partiti della sinistra extraparlamentare, di numerose associazioni – come l’ong ‘Un ponte per’ , di Fiom e Arci, di centri sociali e collettivi.
Al grido di ‘Gaza Gaza vincerà, Palestina libera’ e ‘Palestina terra mia, Israele via via’ i partecipanti hanno percorso il tragitto in modo ordinato e composto senza dare particolare preoccupazione ai poliziotti presenti nei siti ritenuti ‘a rischio’ (come la sede Italiana della Fao).
Un corteo colorato – moltissime le bandiere palestinesi sventolanti e le kefieh al collo e sulle spalle dei partecipanti –, molti gli striscioni e tantissimi cartelli, la maggior parte dei quali con su stampati volti e corpi di bambini palestinesi uccisi o feriti in questi giorni. Immagini forti, come forti, forse addirittura macabre, erano le bambole insanguinate e crocifisse a stecche di legno sorrette dai manifestanti. Sui cartelli anche qualche stella di Davide sovrapposta ad una svastica.
Dai megafoni, oltre a musiche arabe, si sono levate invettive contro il governo israeliano e gli ‘Stati alleati’ (Stati Uniti ed Italia in primis), accusati di appoggiare la guerra israeliana e di oscurare la verità (a questo proposito dichiarazioni di solidarietà si sono alzate nei confronti di Michele Santoro, che alcuni cartelli proponevano ‘santo subito’, recentemente attaccato per la puntata di ‘Annozero’ andata in onda lo scorso giovedì 15).
Poco dopo le 17.00 il corteo, durante il quale spesso si è sentito ripetere ‘Allah akbar’ (Allah è il più grande, ndr) – si è fermato nei pressi del Colosseo ed i fedeli di credo musulmano si sono inginocchiati per pregare – le bandiere palestinesi improvvisate tappetini da preghiera – guidati da un imam.
Il corteo è poi ripartito alla volta di Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza italiana durante la Seconda guerra mondiale, scelto come punto di arrivo della manifestazione per simboleggiare la similarità tra la resistenza partigiana italiana e quella della popolazione palestinese. Lì, su un palco allestito per l’occasione, alcuni Palestinesi che risiedono in Italia hanno raccontato episodi della loro vita nei Territori e portato testimonianze di persone sopravissute agli attacchi di questi giorni.
In conclusione, a tutti quelli che riflettendo si dicevano ‘beh, il nostro dovere l’abbiamo fatto, ma ora?’, dal palco che è arrivata una risposta unanime: “mentre ora noi torneremo a casa, a Gaza i bombardamenti continueranno – della tregua scattata all’1.00 di ieri mattina ancora non si sapeva niente – e l’unica cosa che possiamo fare è dare vita a un’Intifada morale, attuabile boicottando i prodotti provenienti da Israele (quelli con il codice a barre che inizia per 729, ndr), fare pressione sulle istituzioni affinché aprano corridoi umanitari per aiutare la popolazione e fare in modo che gli ospedali italiani, una volta finita la guerra, accolgano i feriti palestinesi”.












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