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29ª International Conference on Bear Research and Management

Conferenza internazionale su ricerca e gestione degli orsi tenutasi a Pescasseroli, focalizzata sull'integrazione tra conoscenza indigena e scienza occidentale per la conservazione.

1 notizie collegate 0 storie Aggiornata 02/10/2026
Dall’Appennino centrale alla Hudson Bay, la scienza nativa ci insegna come convivere con l’orso
Perché oggi se ne parla

L'evento ha presentato tre studi dall'Appennino, dalla Baia di Hudson e dalle Chuska Mountains che dimostrano come le comunità locali siano essenziali per una coesistenza duratura con i grandi carnivori.

Profilo

La storia in breve

Il contesto della conferenza

La 29ª International Conference on Bear Research and Management si è svolta a Pescasseroli, nel cuore dell'Appennino centrale. L'evento ha riunito ricercatori provenienti da diversi continenti per confrontarsi sulle strategie più efficaci di conservazione degli orsi, ponendo al centro il rapporto tra comunità umane e grandi carnivori.

Tre casi di studio a confronto

Durante i lavori sono stati illustrati tre progetti emblematici. In Abruzzo, il progetto LIFE Bear-Smart Corridors — sviluppato con Rewilding Apennines, Salviamo L'Orso e il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise — ha avviato le "Comunità a misura d'orso". L'iniziativa parte dalla stima genetica del progetto DigitAP, che nel 2025 ha identificato circa 81 orsi marsicani su 6.500 chilometri quadrati, e coinvolge amministrazioni, cittadini e imprese in attività di educazione, protezione del bestiame e co-progettazione di soluzioni per trasformare la presenza dell'orso in opportunità economica.

Nelle regioni della Baia di Hudson e della Baia di James, la ricercatrice Martina Jakubchik-Paloheimo ha collaborato con le comunità Omushkego Cree per studiare l'orso polare della popolazione meridionale, stimata tra 900 e 1.000 individui. La conoscenza indigena, basata su osservazioni intergenerazionali e memoria territoriale, è stata definita patrimonio essenziale per comprendere gli effetti del cambiamento climatico sul ghiaccio marino e ridurre gli incontri rischiosi sulla terraferma.

Nelle Chuska Mountains, al confine tra Arizona e New Mexico, la dottoressa Deandra Jones ha studiato gli orsi neri insieme alle comunità Diné. La ricerca ha combinato DNA raccolto da 108 stazioni non invasive con interviste sulle percezioni locali. Per i Diné l'orso nero è un parente spirituale: la raccolta dei campioni prevede l'offerta simbolica di polline e preghiera, nel rispetto di una reciprocità che va oltre il dato scientifico.

Decolonizzare la conservazione

Tutti e tre gli studi convergono su un principio: la conservazione efficace non può prescindere dal riconoscere che gli esseri umani non sono separati dalla natura. Come emerso a Pescasseroli, decolonizzare la conservazione significa ammettere che i sistemi di conoscenza indigena hanno custodito per millenni equilibri socio-ecologici che la scienza occidentale spesso ignora. Solo attraverso il rispetto reciproco e il passaggio da un approccio calato dall'alto a uno condiviso si può immaginare una coesistenza duratura con gli orsi e altri grandi carnivori.

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