Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan
Generale e politico sudanese, Presidente del Consiglio Sovrano di Transizione e capo di Stato di fatto dal colpo di Stato dell'ottobre 2021.

Il ministro degli Esteri del suo governo ha accusato il Consiglio di sicurezza ONU di inazione nel conflitto contro le RSF, mentre gli USA hanno congelato il visto per l'Assemblea generale.
La storia in breve
Ascesa militare e presa del potere
Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan è un generale dell'esercito sudanese che ha assunto la guida dello Stato nell'ottobre 2021, rovesciando il governo di transizione guidato dal primo ministro Abdalla Hamdok. In qualità di Presidente del Consiglio Sovrano di Transizione, detiene de facto le funzioni di capo di Stato. La sua carriera si è sviluppata all'interno delle forze armate regolari, distinguendosi dal percorso delle milizie parallele che oggi contestano il suo potere.
Il conflitto con le Rapid Support Forces
Dal 2023 il Sudan è teatro di uno scontro armato tra le forze armate regolari, fedeli ad al-Burhan, e le Rapid Support Forces (RSF), milizia guidata dal suo ex vice Mohamed Hamdan Dagalo (noto come Hemedti). Il conflitto ha trasformato città come Khartoum, Darfur e Kordofan in zone di combattimento, causando migliaia di vittime, lo sfollamento di milioni di persone e il collasso di infrastrutture essenziali come ospedali e scuole. L'ONU ha ripetutamente segnalato il rischio di una carestia generalizzata e di un fallimento statale.
Isolamento diplomatico e pressioni internazionali
La posizione internazionale di al-Burhan si è progressivamente deteriorata. Gli Stati Uniti hanno congelato il suo visto d'ingresso, ponendo una tregua di 90 giorni come condizione per la partecipazione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite; una mossa interpretata come forte pressione diplomatica sull'esercito sudanese. In risposta, il ministro degli Esteri del governo di fatto, Mohi al-Din Salem Ahmed, ha duramente criticato il Consiglio di sicurezza ONU durante l'Assemblea generale, accusandolo di aver trascurato il proprio mandato e di non aver condannato esplicitamente i mandanti della violenza, garantendo così impunità alle milizie.
Stallo negoziale e prospettive
Nonostante molteplici tentativi di mediazione internazionale, i negoziati tra le parti non hanno prodotto risultati concreti. La comunità internazionale rimane divisa tra chi spinge per una soluzione diplomatica inclusiva e chi invoca interventi più decisivi. Senza una svolta, il Sudan rischia di diventare un caso emblematico dell'incapacità globale di gestire crisi umanitarie complesse, mentre al-Burhan cerca di legittimare il proprio ruolo di unico argine al collasso dello Stato.