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Abderrahim Fakir

Abderrahim Fakir, 50enne tunisino, è morto al Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato da tre agenti della Digos durante un intervento di ordine pubblico.

2 notizie collegate 0 storie Aggiornata 14/08/2026
Al Pilastro sopralluogo degli investigatori dov'è morto Abderrahim Fakir
Perché oggi se ne parla

Nei giorni scorsi, venti persone sono state indagate dalla Digos per aver minacciato via web il sindaco di Bologna dopo il funerale di Abderrahim Fakir, evento che ha scatenato proteste e un clima di tensione nella città, riacceso dalle recenti indagini sull’intervento degli agenti e dalle dichiarazioni dei familiari.

Profilo

La storia in breve

Abderrahim Fakir era un cittadino tunisino di circa cinquant’anni che, nella tarda serata del 15 luglio, si trovava nei pressi del Pilastro, un noto bivacco di via del Podestà a Bologna, quando è stato avvicinato da tre agenti della Digos. Durante l’intervento, i poliziotti lo hanno immobilizzato, un gesto poi finito al centro di un’indagine interna all’azienda di sicurezza che li ha ripreso. La scena, resa pubblica da filmati diffusi sui social, ha suscitato un forte scalpore e ha innescato una serie di proteste da parte di associazioni e della comunità tunisina.

La morte di Fakir, avvenuta poco dopo l’intervento, ha portato la famiglia e i suoi sostenitori a organizzare una manifestazione il 20 luglio, che si è conclusa con il funerale seguito da scontri con le autorità. L’evento ha sollevato questioni sulla legittimità dell’uso della forza da parte degli agenti e sul ruolo delle forze di ordine durante i presidi di protesta.

In risposta alle minacce ricevute dal sindaco dopo la manifestazione, la Direzione Investigativa Generale (Digos) ha avviato un’indagine volta a identificare i responsabili degli insulti e delle minacce inviati via web. Almeno venti persone sono state sottoposte a indagine per aver lanciato messaggi minacciosi verso l’amministratore comunale.

Parallelamente, medici, infermieri e altri operatori del settore sanitario hanno pubblicato una lettera indirizzata all’Azienda Sanitaria Locale (Ausl) in cui chiedono chiarezza sull’intervento sanitario prestato a Fakir e sulle circostanze del suo decesso. Il documento, firmato da cinquanta professionisti del pronto soccorso, chiede un approfondimento su quanto accaduto prima del decesso.

Le autorità hanno dichiarato che le indagini sono ancora in corso e che non sono ancora state rese pubbliche conclusioni definitive su eventuali responsabilità delle forze dell’ordine o di altri soggetti coinvolti.

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