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Varenne

Varenne, il più grande trottatore della storia, morto a 31 anni nel 2006. Icona dello sport italiano con 63 vittorie su 72 corse, tra cui due edizioni del Prix d'Amérique.

5 notizie collegate 0 storie Aggiornata 19/08/2026
È morto Varenne, il più grande trottatore di sempre
Perché oggi se ne parla

Il tema torna attuale in concomitanza con le celebrazioni della tradizione ippica italiana e i ricordi legati alla sua eredità sportiva e riproduttiva.

Profilo

La storia in breve

Nato nel 1995 a Copparo, in Emilia-Romagna, Varenne è riconosciuto come il più grande trottatore della storia. La sua carriera, interamente sotto la guida dell'allenatore finlandese Jori Turja e del driver di fiducia, ha registrato 63 vittorie in 72 partenti, per un monte premi superiore ai 6 milioni di euro.

La carriera trionfale

Il cavallo ha dominato le corse più prestigiose del mondo: ha vinto il Prix d'Amerique a Parigi nel 2001 e nel 2002, l'Elitloppet a Stoccolma nello stesso periodo e il Gran Premio Lotteria di Agnano per tre anni consecutivi. Nel 1998 aveva già conquistato il Derby italiano, diventando il primo trottatore a vincere le corse più importanti del pianeta nello stesso anno, tra cui il Breeders Crown negli Stati Uniti.

Il suo stile in pista, definito dal giornalista Giampaolo Minnucci come una "Ferrari con il cervello", univa potenza e intelligenza. Nonostante un inciidente all'esordio a Bologna nel 1998, Varenne dimostrò subito una straordinaria capacità di recupero, lasciando spesso i rivali al palo.

Il soprannome e l'eredità

Il soprannome "Il Capitano", attribuito dal giornalista Domenico Deci in omaggio al capitano del Milan Franco Baresi, divenne simbolo di classe e determinazione. La sua immagine è stata immortalata persino nella canzone di Enzo Jannacci Come gli aeroplani, che celebra la sua eleganza.

Dopo il ritiro nel 2006, Varenne divenne un riproduttore di successo, con oltre 2.500 figli nati, molti dei quali vincenti in competizioni internazionali. La sua eredità vive non solo nelle corse, ma anche nel valore economico generato dai suoi discendenti.

Oggi, la sua figura è ricordata come un mito: un simbolo di italianità vincente nel mondo del trotto, capace di unire successo agonistico e impatto culturale.

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