Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha accolto con favore il via libera della conferenza dei servizi al progetto per il nuovo stadio della Roma, definendo l'approvazione un passaggio decisivo per ricostruire un rapporto di fiducia con l'intera cittadinanza romana, andando oltre le singole tifoserie.
Nel suo intervento, Abodi ha immediatamente spostato l'attenzione sul secondo grande dossier capitolino: la riqualificazione dello stadio Flaminio. L'impianto, ha sottolineato il ministro, merita una nuova vita non solo per il suo valore storico, ma soprattutto per il futuro che può offrire ai tifosi della Lazio, i quali attendono analoghe soddisfazioni rispetto a quelle appena concretizzate per la sponda giallorossa.
Le parole del titolare dello Sport segnano una precisa volontà politica di trattare i due progetti con pari dignità e urgenza. Dopo anni di stallo e promesse disattese, l'accelerazione sul fronte romanista viene letta come un precedente necessario per sbloccare anche l'intricata vicenda del Flaminio, ferma da tempo tra vincoli architettonici, passaggi burocratici e dispute sulla gestione.
L'auspicio espresso dal ministro configura dunque un doppio binario per l'impiantistica sportiva della capitale: da un lato la realizzazione di una struttura moderna per la Roma, dall'altro il recupero funzionale di un'icona del razionalismo italiano come il Flaminio, restituendola alla fruizione pubblica e alla squadra che ne ha fatto la propria casa storica.