La riforma degli ordinamenti professionali è stata al centro di un’audizione in Commissione Giustizia alla Camera, dove Confassociazioni ha sollevato preoccupazioni concrete. Riccardo Alemanno, presidente dell’Istituto nazionale tributaristi e vice presidente vicario dell’associazione, ha evidenziato come il disegno di legge delega (DDL 3068) possa introdurre rischi significativi per oltre 550mila professionisti iscritti alla gestione separata Inps, nonché per il tessuto produttivo e i cittadini.
Nel corso dell’audizione, Alemanno ha ribadito che il testo non deve estendere nuove attività riservate, ma limitarsi a un riordino delle competenze già esistenti. L’obiettivo è evitare contraddizioni con il test di proporzionalità previsto dalla Direttiva UE 2018/958, recepita in Italia con il decreto legislativo 143/2020. Secondo Alemanno, alcune disposizioni del ddl potrebbero infatti violare questi principi, limitando la libertà di esercizio delle professioni e generando un contenzioso di dimensioni imponenti.
Un punto critico riguarda l’articolo 2, lettera c), punto 2), che menziona la consulenza come attività riservata. Alemanno ha sottolineato come questa competenza sia già accessibile a tutti i professionisti, sia ordinistici che associativi, e che una sua riservatizzazione contraddirebbe sia le indicazioni nazionali che quelle dell’Unione Europea. La direttiva europea, infatti, promuove il libero esercizio delle attività non riservate, principio che il testo del ddl sembra invece limitare.
Un altro aspetto evidenziato riguarda i professionisti regolamentati dalla Legge 4/2013, che negli ultimi tredici anni hanno svolto ruoli specifici, come ausiliari del giudice (per esempio, consulenti tecnici d’ufficio o periti). Alemanno ha ricordato che queste attività sono già disciplinate e che nuove riserve potrebbero compromettere sia la concorrenza che la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
La riforma, ha spiegato Alemanno, deve tenere conto di un sistema duale — ordinistico e associativo — già consolidato e legittimato anche dal Consiglio di Stato. Confassociazioni ha chiesto di essere coinvolta anche nelle fasi successive, durante l’emanazione dei decreti attuativi, per evitare che limitazioni al libero esercizio delle professioni abbiano effetti negativi su un settore che conta oltre 550mila iscritti e che incide direttamente sull’economia nazionale.
L’allarme non riguarda solo i professionisti, ma anche imprese e cittadini, che potrebbero subire aumenti dei costi e una riduzione delle scelte in termini di servizi. Alemanno ha inoltre auspicato una maggiore integrazione dei professionisti associativi nelle società tra professionisti (STP), non solo come soci tecnici o di capitale, ma come soci professionisti a tutti gli effetti. Una misura che, secondo Alemanno, rappresenterebbe un passo verso una modernizzazione del sistema, utile sia alle professioni che all’intero Paese.
In precedenza, Alemanno aveva già partecipato a un’audizione sulla riforma specifica dell’ordinamento dei commercialisti, dove era emersa la stessa linea: nessuna nuova riserva, ma solo un riordino delle competenze già esistenti. Il testo, recentemente approvato dalla Camera, sembra confermare questa direzione, ma le perplessità di Confassociazioni restano aperte sugli effetti concreti della delega.