In Italia ci sono ancora un milione e 200mila giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Questo dato, pur in miglioramento rispetto al passato, rappresenta un costo sociale stimato in 24 miliardi di euro, secondo Eurofound, per mancata produzione e spese di welfare.
La percentuale di Neet nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni è scesa al 13,3 per cento nel 2025, rispetto al 25,7 per cento registrato nel 2015. Rispetto al 2024, quando era al 15,3 per cento, si osserva un ulteriore calo.
I dati sono stati presentati a Milano nel grattacielo di Intesa Sanpaolo Gioia 22, nell’ambito della ricerca “La condizione NEET. Dati, cause e politiche di un fenomeno in calo”, realizzata dagli studenti con interviste qualitative e analisi da diverse fonti, tra cui Istat, Eurostat, Inapp e Ministero del Lavoro.
Andrea Forghieri, Executive Director Intesa Sanpaolo per il Sociale, ha sottolineato che contrastare il fenomeno richiede interventi sulle competenze e sul recupero di fiducia e prospettiva per i giovani. Con il programma “Giovani e Lavoro”, Intesa Sanpaolo ha formato circa 6.000 giovani e l’80 per cento ha raggiunto un’occupazione stabile.
In Italia, un ragazzo su cinque tra i 25 e i 29 anni è Neet. Il rischio aumenta con l’età, soprattutto a causa di interruzioni scolastiche, esperienze lavorative fallite o ricerca prolungata di occupazione. Le donne sono più colpite: nel 2025 il tasso Neet tra le giovani donne è del 14,9 per cento, contro l’11,8 per cento degli uomini.
Il titolo di studio non esclude il rischio: nel 2025 il 15 per cento dei Neet è diplomato, il 12 per cento ha la licenza media e l’11,1 per cento è laureato. In contesto europeo, l’Italia mostra una peculiarità: il fenomeno è più diffuso nelle grandi città (14,2 per cento), seguito dalle aree rurali (12,9 per cento) e dalle periferie (12,8 per cento), invertendo la tendenza Ue dove le zone rurali sono più colpite.
Fattori familiari influiscono significativamente: avere genitori disoccupati in passato aumenta il rischio del 17 per cento, genitori con basso livello di istruzione lo raddoppia, e genitori divorziati lo aumentano del 30 per cento. Oltre metà dei Neet vive in famiglie dove almeno un genitore lavora in una professione non qualificata, mentre quasi tre giovani su dieci vivono in famiglie in cui nessun genitore è occupato.
Tra i Neet, il 35 per cento è disoccupato, il 33,3 per cento è disponibile al lavoro ma non lo cerca attivamente o non è immediatamente disponibile, e il 31,7 per cento non cerca lavoro e non è disponibile a lavorare. In quest’ultimo gruppo prevalgono le donne, spesso madri impegnate nella cura di familiari.
Tra le iniziative presentate nel corso del convegno, ZeroNeet e Giovani e lavoro, due progetti sostenuti da Intesa Sanpaolo che nel piano di impresa 2026-2029 ha destinato un miliardo di euro al sociale. ZeroNeet è il programma promosso da Fondazione Cariplo in collaborazione con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo, per prevenire e contrastare il fenomeno e, dopo poco più di un anno, sostiene 55 interventi sul territorio tra Lombardia e Verbano-Cusio-Ossola, coinvolgendo complessivamente 459 soggetti tra enti non profit, istituzioni pubbliche e realtà imprenditoriali. Ad oggi sono più di 4.500 i neet attivati attraverso percorsi di orientamento, formazione, inclusione sociale e inserimento lavorativo. Rispetto alle disparità territoriali che riguardano il fenomeno dei Neet, «non si può pensare di intervenire nella stessa maniera nei diversi territori, bisogna tenere conto di quelle che sono le condizioni di contesto». Il programma Giovani e Lavoro con Generation Italy, attivo in quindici regioni italiane e finalizzato a colmare il divario tra competenze richieste dalle imprese e competenze possedute dai giovani, dal 2019 ha coinvolto circa 6.000 ragazzi in 240 classi e 2500 imprese, con l’80 per cento dei partecipanti che ha trovato un’occupazione. Tra gli spunti emersi dal confronto, è stata sottolineata proprio l’importanza di un approccio che affianchi all’accompagnamento professionale un sostegno di natura relazionale, emotiva come anche sui percorsi concreti per acquisire le competenze richieste dal mercato.