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Fubini su La7 con 'Mercanti dell'anima': il racconto dei tycoon dell'AI

Federico Fubini analizza potere, rischi e geopolitica dell'AI in onda su La7 il 5 e il 12 ottobre. Da Musk ad Amodei, il ruolo di Cina ed Europa.

Federico Fubini durante la presentazione di Mercanti dell'anima su La7

Federico Fubini torna in televisione con un nuovo approfondimento sull'intelligenza artificiale. Il giornalista del Corriere della Sera presenta 'Mercanti dell'anima - L'AI e il nostro futuro', in onda su La7 lunedì 5 e lunedì 12 ottobre. Il programma, realizzato da Digital Media Lab, racconta le figure chiave dietro una delle trasformazioni più profonde della storia recente.

Tra i protagonisti raccontati ci sono Elon Musk, Sam Altman, Dario Amodei, Peter Thiel e Demis Hassabis. Fubini li descrive come uomini cresciuti nella cultura della fantascienza e dei videogiochi, abituati a riscrivere le regole da zero, anche nel mondo reale dove tali regole già esistono. Il ritratto che ne emerge è complesso: sono al contempo i promotori di un futuro tecnologico meraviglioso e i più consapevoli dei rischi che questa stessa tecnologia potrebbe portare.

Uno dei timori più rilevanti descritti nel programma riguarda il comportamento imprevedibile degli agenti di intelligenza artificiale, capaci di sviluppare strategie inaspettate mentre perseguono obiettivi assegnati. Tuttavia, secondo Fubini, la più grande preoccupazione negli Stati Uniti non è tanto la perdita di controllo sulla tecnologia, quanto la possibilità di perdere il primato nel mercato globale digitale.

A questo proposito, il giornalista ricostruisce il ruolo della Cina, che sta costruendo quello che definisce un 'secolo cinese', in cui le aziende americane non possono più aspirare a diventare monopolisti del digitale come fecero Google e Facebook quindici anni fa. La Cina, sottolinea Fubini, copia, distribuisce AI a basso costo e sviluppa robot per far fronte alla denatalità e alla carenza di forza lavoro.

In questo contesto, Fubini segnala anche la risposta europea, rappresentata dalla storia di Uljan Sharka, imprenditore italiano di origine albanese che con la sua azienda Domyn sviluppa modelli e infrastrutture per un'alternativa indipendente al duopolio Stati Uniti-Cina.

Il giornalista paragona poi le grandi aziende dell'AI alle banche di Wall Street, definendole 'too big to fail'. Spiega che il recente riavvicinamento di Dario Amodei di Anthropic a Donald Trump è dovuto alla consapevolezza reciproca: le aziende potrebbero aver bisogno del sostegno governativo, e lo stato americano sa che il loro fallimento avrebbe conseguenze sistemiche per l'economia nazionale.

Fubini conclude sottolineando che siamo ancora all'inizio di questa trasformazione. La domanda centrale del programma rimane aperta: è possibile prendere ciò che c'è di buono nell'intelligenza artificiale rimanendo liberi, cioè mettendo l'uomo al centro del cambiamento e non diventando schiavi di una nuova tecnologia o della ideologia che si crea attorno ad essa? La risposta, afferma, dipenderà dalle scelte collettive che faremo adesso.

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