Giovanni Lindo Ferretti ha lasciato intendere, durante un evento a Reggio Emilia, che l’idea di una reunion tra i CCCP e i CSI gli sembrava irrealizzabile. Il cantante, in occasione della presentazione del suo nuovo disco Percuotendo, in cadenza, ha commentato con ironia una prospettiva che, per anni, ha diviso due delle formazioni più significative della musica italiana.
«Li pensavo impossibili», ha detto Ferretti, senza approfondire le ragioni che renderebbero un simile incontro improbabile. La battuta, apparentemente leggere, ha però riacceso l’attenzione su un tema che, nonostante le distanze temporali, continua a suscitare curiosità e dibattito.
L’evento emiliano ha anche segnato il lancio di due nuovi progetti discografici: oltre a Percuotendo, in cadenza, è stato presentato La macchia mongolica, l’album del chitarrista Massimo Zamboni. Due uscite che, pur indipendenti, riflettono una continuità artistica tra i due musicisti, storicamente legati ai rispettivi gruppi.
Ferretti non ha specificato se la sua affermazione fosse legata a tensioni passate o a scelte personali, ma il commento ha riaperto la domanda su quanto la memoria collettiva di queste formazioni possa influenzare le scelte attuali. Un tema che il cantante ha già affrontato in passato, ma che ha catturato l’attenzione per la sua spontaneità.
La presentazione ha offerto uno spaccato del lavoro in corso, tra brani inediti e rimandi al patrimonio del rock italiano. Ferretti ha sottolineato come la musica, pur evolvendosi, mantenga sempre un legame con le proprie radici, anche quando sperimenta nuovi linguaggi.
Il pubblico ha accolto con interesse le novità, tra curiosità per i testi e le sonorità che caratterizzeranno il nuovo lavoro. Resta aperta, tuttavia, la domanda su quanto della storia dei CCCP e dei CSI possa davvero rinascere in un progetto comune. Per ora, Ferretti sembra preferire lasciare spazio all’imprevisto, senza chiudere del tutto le porte a un’ipotesi che, fino a ieri, sembrava solo un’utopia.