Elon Musk non è solo un uomo d’affari, ma un simbolo di un’epoca: quella in cui la tecnologia ha concentrato potere e ricchezza nelle mani di pochi. Il documentario Musk, diretto da Alex Gibney – regista premio Oscar per Taxi to the Dark Side e autore di Going Clear su Scientology –, non si limita a raccontare la sua ascesa, ma la smonta pezzo per pezzo. Con quasi quattro ore di film, Gibney analizza trent’anni di successi, fallimenti e manipolazioni, partendo dall’infanzia nel Sudafrica dell’apartheid fino all’influenza attuale su Tesla, SpaceX, X (ex Twitter) e Starlink, passando per il ruolo nell’amministrazione Trump.
Musk ha rifiutato di collaborare, definendo il progetto un attacco personale. Gibney ha allora creato un avatar basato su migliaia di ore di discorsi e dichiarazioni pubbliche del magnate, una scelta che riflette come la sua immagine sia spesso frutto di una costruzione mediale. L’effetto è quello di un uomo che vede il mondo come un videogioco da vincere, eliminando ostacoli – dalle ex mogli alla figlia transgender, dagli ingegneri di Twitter ai dipendenti pubblici – lungo il cammino.
Il film, presentato in anteprima a Venezia, non risparmia dettagli: dagli inganni dietro alcune innovazioni di Tesla agli incidenti legati alla guida autonoma, fino al potere geopolitico di Starlink. Attraverso testimonianze di familiari, ex collaboratori e giornalisti, emerge un ritratto di un uomo che ha saputo trasformare ambizioni in un impero, spesso con metodi discutibili.
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Ma Musk non è solo un caso isolato. Secondo Adam Becker, astrofisico e autore di More Everything Forever, il magnate è il prodotto di un sistema che ha premiato l’accumulo di potere e la concentrazione di ricchezze. «Sono ragazzotti cresciuti e arricchiti che vogliono andare nello spazio e vivere al cospetto di un dio fatto dall’intelligenza artificiale», spiega Becker nel documentario. «Non succederà».
Il messaggio più forte, però, è quello di un cambiamento in atto. Becker sottolinea come stia nascendo un movimento contro questi oligarchi della tecnologia, che non vengono più visti come eroi ma come figure ambiziose e spesso pericolose. «L’aria sta cambiando», afferma. «La gente comincia a capire che bisogna fermarli».
Il film arriva nelle sale statunitensi il 16 ottobre, distribuito da Bleecker Street, ma non ha ancora una data per l’Italia. Gibney non offre solo un ritratto, ma un’analisi sistemica di come il potere si costruisca e si mantenga, spesso a spese della verità e della trasparenza.
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