Il mercato dell'olio extravergine italiano sta attraversando una fase critica, segnata da un crollo dei prezzi che ha toccato il 47%. La causa principale è la ripresa della produzione in Spagna, un fenomeno che sta colpendo con particolare durezza i produttori del Mezzogiorno, mentre le aree del Centro-Nord mostrano una maggiore tenuta.
A complicare il quadro economico emerge il tema della contraffazione. Uno studio condotto da una genetista agraria dell'Università di Bari, pubblicato sulla rivista scientifica Food, ha evidenziato gravi irregolarità nell'etichettatura. Attraverso l'analisi del DNA e l'uso di marcatori molecolari, i ricercatori hanno scoperto che diversi oli venduti come italiani o comunitari contengono in realtà varietà provenienti da Tunisia e Algeria.
La situazione ha scatenato la rabbia degli agricoltori, in particolare in Puglia. A Bari, circa 4mila produttori coordinati da Coldiretti hanno occupato il lungomare con i trattori per chiedere l'istituzione di una cabina di regia, sostegni economici contro l'inflazione dei costi di produzione e una lotta più efficace alla contraffazione, specialmente nella grande distribuzione.
Per quanto riguarda la stagione attuale, i dati aggiornati al 5 ottobre indicano una resa media nazionale dell'11,33%, valori sostanzialmente in linea con le medie storiche. La Sicilia guida la produzione per volumi di olive molite e olio estratto, seguita da Toscana, Lazio e Abruzzo, nonostante una forte disparità regionale che vede le rese più alte in Liguria e Calabria.
Gli esperti invitano i consumatori a diffidare di prezzi eccessivamente bassi, spesso indice di un'origine non italiana. Parallelamente, nascono iniziative per valorizzare il patrimonio locale, come il progetto dell'Università di Salerno che punta a trasformare l'olio prodotto dagli ulivi del campus in un brand legato alla sostenibilità e all'identità del territorio.