Milano si conferma il territorio dove il prelievo fiscale è più marcato. Nel 2024, i contribuenti della Città Metropolitana hanno versato in media 9.066 euro di Irpef, una cifra che stacca nettamente la media nazionale, ferma a 5.788 euro. Il capoluogo lombardo guida la graduatoria nazionale davanti a Roma, seconda con 7.536 euro, e all'area di Monza-Brianza, che si attesta a 7.100 euro.
La dinamica è dettata dalla progressività del sistema tributario: le zone dove si concentrano i redditi medi più elevati, come Milano (34.803 euro), Bologna (30.686 euro) e Monza-Brianza (30.578 euro), sono soggette ad aliquote più alte. Secondo le osservazioni della Cgia, questo maggiore impegno contributivo si traduce solitamente in una dotazione di servizi pubblici, infrastrutture e opportunità sociali più capillare rispetto ad altre aree della Penisola.
Guardando al quadro nazionale, la pressione fiscale per il 2026 è stimata al 43%, un valore in lieve ascesa rispetto al 2025 e che segna il picco dell'ultimo decennio. Nonostante questo trend, l'analisi sottolinea come il peso per famiglie e micro-imprese sia stato parzialmente mitigato da interventi come il taglio del cuneo fiscale e l'estensione della flat tax per gli autonomi, con benefici complessivi stimati in 33,3 miliardi di euro.
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L'incremento del carico fiscale complessivo è influenzato anche da variabili contabili e normative, tra cui la sospensione della deducibilità di alcune voci di costo, l'abrogazione dell'Ace e la revisione del prelievo su banche e assicurazioni. Anche il bonus destinato ai redditi fino a 20mila euro, pur essendo un sostegno diretto, viene contabilizzato come maggiore spesa pubblica, contribuendo così a innalzare statisticamente il valore della pressione fiscale totale.