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Polimialgia reumatica: quando il dolore mattutino non è solo questione di età

Scopri i sintomi della polimialgia reumatica, come si diagnostica questa infiammazione dopo i 50 anni e quali sono le nuove opzioni terapeutiche disponibili.

Persona anziana che prova dolore alle spalle e alle articolazioni
In breve
  • La polimialgia reumatica colpisce prevalentemente persone sopra i 50 anni, causando rigidità mattutina prolungata.
  • Il trattamento standard prevede l'uso di glucocorticoidi, da gestire con monitoraggio medico per evitare effetti collaterali.
  • Sarilumab è un anticorpo monoclonale autorizzato per pazienti con risposta insufficiente ai corticosteroidi.
  • Il 17 settembre 2026 l'EMA ha espresso parere favorevole per l'uso di secukinumab nella cura della patologia.

Svegliarsi con la sensazione di avere cent'anni, con le spalle e le anche bloccate, non è sempre una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento. Dopo i 50 anni, una rigidità persistente al risveglio, che rende complessi anche i gesti più semplici come vestirsi o alzarsi dal letto, può essere il sintomo di una condizione infiammatoria nota come polimialgia reumatica. Sebbene il nome suggerisca un coinvolgimento muscolare, la malattia interessa principalmente le strutture articolari, come borse e guaine tendinee.

La patologia si manifesta prevalentemente dopo i 50 anni, con una maggiore incidenza nelle donne e nelle popolazioni di origine nordeuropea. Sebbene le cause esatte restino ignote, gli esperti ipotizzano una combinazione di predisposizione individuale, invecchiamento del sistema immunitario e fattori ambientali. Il quadro clinico tipico è caratterizzato da dolore e rigidità bilaterale a spalle e bacino, con una durata mattutina che supera spesso i 45 minuti.

La diagnosi richiede un'attenta valutazione reumatologica, poiché non esiste un singolo esame risolutivo. I marcatori di infiammazione come la VES e la proteina C reattiva possono risultare alterati, ma non sono specifici. Per questo motivo, il medico deve escludere altre patologie, come l'artrite reumatoide o disturbi tiroidei, avvalendosi anche dell'ecografia per osservare l'infiammazione dei tessuti periarticolari.

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Il trattamento di riferimento si basa sui glucocorticoidi, che offrono un rapido sollievo, ma la gestione richiede cautela per evitare effetti collaterali e gestire le possibili ricadute. La ricerca scientifica sta però ampliando le opzioni terapeutiche. Oltre al metotrexato, l'impiego di anticorpi monoclonali come il sarilumab ha dimostrato efficacia nei pazienti che non rispondono adeguatamente ai corticosteroidi. Recentemente, il comitato per i medicinali per uso umano dell'EMA ha espresso parere favorevole per l'estensione dell'uso di secukinumab, un farmaco che agisce sull'interleuchina-17A, offrendo una nuova prospettiva per chi soffre di questa condizione.

È fondamentale prestare attenzione ad alcuni segnali d'allarme, come mal di testa improvviso, dolore alla mandibola o disturbi visivi, che potrebbero indicare un'associazione con l'arterite a cellule giganti. In presenza di tali sintomi, è necessario rivolgersi immediatamente al pronto soccorso per prevenire complicazioni gravi. Una volta controllata l'infiammazione, un approccio graduale al movimento fisico aiuta a recuperare la funzionalità, evitando sia l'immobilità prolungata che sforzi eccessivi.

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