Il 14 ottobre 2026 è stato pubblicato un articolo scientifico che ha analizzato l’attività del grasso bruno in oltre 101.000 pazienti di un centro oncologico. Utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale, i ricercatori hanno quantificato la termogenesi in circa 8.700 individui, riscontrando un’associazione tra una maggiore attività del tessuto adiposo termogenico e una minore frequenza di patologie cardiometaboliche.
Il grasso bruno, noto per produrre calore consumando energia, è composto da adipociti ricchi di mitocondri e dalla proteina UCP1, che permette di trasformare parte dell’energia in calore senza contrazioni muscolari. Oltre al suo ruolo nella termogenesi, questo tessuto utilizza glucosio e grassi, contribuendo alla gestione dei combustibili nel sangue.
Un risultato particolarmente interessante è emerso dal collegamento con il losartan, un farmaco antipertensivo. L’associazione tra l’uso di losartan e l’attività del grasso bruno è stata confermata in laboratorio: in colture cellulari il losartan ha aumentato la termogenesi degli adipociti bruni, mentre nei topi si è osservato un maggiore dispendio energetico senza variazioni di peso corporeo. Non si tratta di un effetto dimagrante, ma di un potenziale meccanismo di azione che potrebbe essere sfruttato in future terapie mirate.
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Il freddo è noto per attivare il tessuto adiposo termogenico, ma gli esperimenti non hanno dimostrato che l’esposizione a basse temperature sia sufficiente a garantire una perdita di peso significativa e sostenuta. La ricerca sul grasso bruno continua a esplorare altri meccanismi, come il ruolo dei perossisomi e la conversione del tessuto bianco in beige, per comprendere meglio come questo tessuto contribuisca al metabolismo umano.