Il mercato dell'oro attraversa una fase di flessione, con il prezzo spot che scivola a 4.132 dollari l'oncia. La contrazione riflette un clima di cautela sui mercati, alimentato da un dollaro statunitense in ripresa e dalla risalita dei rendimenti dei titoli del Tesoro: i bond biennali hanno superato il 4,77%, quelli decennali si sono avvicinati al 5,14%, mentre i trentennali hanno toccato il 5,47%.
Questa dinamica ha innescato prese di profitto a breve termine, rendendo meno appetibili asset non remunerativi come il metallo giallo. L'aumento dei rendimenti obbligazionari ha infatti innalzato il costo opportunità di detenere oro, spingendo gli operatori a riposizionarsi. Sul fronte della politica monetaria, l'attenzione resta alta sulla Federal Reserve: sebbene il mercato sconti un'elevata probabilità di tassi invariati a ottobre, permangono timori su possibili strette a dicembre per contenere l'inflazione.
Sotto il profilo tecnico, l'oro non è riuscito a superare la resistenza tra 4.160 e 4.180 dollari, restando bloccato sotto la media mobile a 100 giorni, fissata a 4.240 dollari. Gli analisti segnalano che, in caso di mancata tenuta del supporto a 4.150 dollari, le quotazioni potrebbero puntare verso l'intervallo tra 4.000 e 4.020 dollari.
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Nel comparto dei preziosi, l'argento oscilla intorno ai 56,89 dollari l'oncia, mentre il platino tenta un recupero a 1.624,08 dollari, cercando di consolidare il supporto tra 1.600 e 1.620 dollari in vista di una possibile risalita verso quota 1.700.