Una terapia immunologica somministrata in solitaria sta aprendo prospettive inedite per il trattamento del tumore del retto localmente avanzato. Lo scorso 19 ottobre, la FDA ha concesso l'autorizzazione accelerata all'impiego di dostarlimab per pazienti adulti affetti da carcinoma rettale di stadio II o III, caratterizzato da specifiche alterazioni genetiche note come dMMR o MSI-H. Si tratta di una decisione di rilievo che, in una minoranza di casi, permette di evitare il ricorso combinato a chemioterapia, radioterapia e chirurgia, procedure che possono comportare conseguenze permanenti sulla qualità della vita e sulla funzionalità degli organi.
L'innovazione portata da dostarlimab risiede nel suo meccanismo d'azione: il farmaco blocca la proteina PD-1, impedendo al tumore di eludere il sistema immunitario. I tumori con alterazioni dMMR o MSI-H, che costituiscono circa il 3% dei casi, accumulano errori genetici tali da rendere le cellule maligne facilmente riconoscibili dalle difese naturali dell'organismo.
I dati emersi dallo studio AZUR-1, condotto su 154 pazienti, indicano che quasi tre quarti dei partecipanti non hanno necessitato di ulteriori trattamenti invasivi dopo un follow-up mediano superiore a due anni. Nonostante i risultati, la comunità scientifica mantiene un approccio cauto: trattandosi di uno studio di fase 2 a braccio singolo, mancano ancora confronti randomizzati con la terapia standard. L'approvazione è inoltre condizionata alla prosecuzione del monitoraggio per valutare la durata della risposta e il rischio di recidive tardive.
Leggi anche: Tumore della cervice, la svolta di EMBRACE 2: cure adattive per migliorare la sopravvivenza
In Italia e nel resto dell'Unione Europea, dostarlimab non è attualmente autorizzato per questa specifica indicazione, essendo limitato al carcinoma dell'endometrio. L'eventuale introduzione di questa strategia richiederebbe l'approvazione dell'EMA e l'integrazione in reti multidisciplinari capaci di gestire protocolli rigorosi di watch and wait. La priorità immediata resta la caratterizzazione molecolare precoce di ogni tumore rettale localmente avanzato, condizione indispensabile per identificare i pazienti che potrebbero beneficiare di questo approccio.