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Bismillah, c'est les ténèbres: come una frase goffa su Snapchat è diventata lo slogan della rivolta studentesca in Francia

Da un messaggio su Snapchat ai cortei in tutta Europa: come «Bismillah, c'est les ténèbres» è diventato il simbolo ironico della rivolta dei liceali francesi.

Cartello con scritto Bismillah c'est les ténèbres durante una manifestazione studentesca a Parigi
In breve
  • Messaggio su Snapchat agli inizi di ottobre 2026 da utente 'Mamadou' con frase 'Bismillah, c'est les ténèbres'
  • Geolocalizzazione dell'account al commissariato di Aix-en-Provence suggerisce infiltrazione poliziesca
  • Slogan diventato virale su cartelli, TikTok e cortei in Francia, Belgio, Germania e Italia
  • Greta Thunberg ha usato la frase in video di solidarietà; ministero Interno francese non conferma né smentisce

Tutto comincia nei primi giorni di ottobre su Snapchat, l'app dove i liceali francesi coordinano le occupazioni. Un certo Mamadou — in altri screenshot compare come Moussa-tenebreu — chiede di entrare nei gruppi riservati. Il messaggio è un pasticcio: «Bismillah, c'est les ténèbres», seguito da un miscuglio di gergo giovanile, parole arabe, bandierine algerine e la promessa di «spaccare tutto». Suona falso, una caricatura di come parlano i ragazzi di periferia. Chi lo riceve non ci sta, fa uno screenshot e lo gira in rete.

Il dettaglio che cambia tutto è la geolocalizzazione: l'account risulta connesso dal commissariato di Aix-en-Provence. L'errore tecnico brucia l'operazione, se operazione c'è stata. Il ministero dell'Interno non conferma né smentisce l'uso di agenti sotto copertura con profili fittizi, limitandosi a ricordare che la legge lo consente per raccogliere prove sui reati. Ma per gli studenti il quadro è chiaro: qualcuno ha provato a infiltrarsi scimmiottando malamente lo slang delle banlieue.

La frase — «In nome di Allah, sono arrivate le tenebre» — si rovescia contro i suoi presunti autori. Nel giro di giorni compare su cartelli di cartone davanti alle scuole bloccate, nei video TikTok, nei cortei che attraversano la Francia. Fa due cose insieme: prende in giro la goffaggine del tentativo e denuncia quello che i manifestanti leggono come uno stereotipo razzista. L'idea che la gioventù in rivolta sia un monolite arabofono, violento, legato all'islam radicale.

Phèdre Quémener, studentessa a Parigi, lo ha spiegato al New York Times: il messaggio «lascia intendere che chi spacca le cose sia arabo». L'accostamento di «Bismillah», invocazione religiosa comune nel mondo musulmano, a «les ténèbres» e a termini come «wallah» o «frangin» tradurrebbe in codice un pregiudizio coloniale, ignorando la realtà plurale e in gran parte laica del movimento.

Lo slogan varca le Alpi. A Bologna, come a Bruxelles e Berlino, ricompare durante manifestazioni di solidarietà. Greta Thunberg lo cita in un video di sostegno, amplificandone la portata. Le mobilitazioni, partite a fine settembre per chiedere più fondi e personale, si sono inasprite dopo l'aggressione con benzina subita da un preside a Marsiglia. In questo clima teso, una frase nata male su un social network è diventata l'emblema di una generazione che rivendica il diritto a parlare da sé, senza essere etichettata né infiltrata.

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