Il Tribunale per i minorenni di Milano ha disposto la sospensione del procedimento con la misura della messa in prova per la durata di due anni, unita alla permanenza in comunità, per i tre ragazzi che presero parte all'aggressione contro lo studente Davide Cavallo. I fatti risalgono alla notte del 12 ottobre 2025, quando il gruppo, all'epoca diciassettenne, intercettò il giovane all'esterno di una discoteca nella zona della movida di corso Como, aggredendolo fisicamente e rapinandolo della somma di cinquanta euro, prima che la situazione degenerasse con l'intervento di un maggiorenne che sferrò i colpi di arma da taglio.
Nel corso dell'udienza, il procuratore Luca Villa ha formulato le proprie conclusioni definendo i tre imputati fortunati sotto un duplice profilo: innanzitutto per il fatto che la vittima sia sopravvissuta alle gravi lesioni riportate, tra cui postumi permanenti di natura midollare, e in secondo luogo per avere incontrato sul proprio cammino proprio lo studente bocconiano. Quest'ultimo, infatti, ha scelto di intraprendere un percorso improntato al perdono e alla giustizia riparativa, affiancando i giovani in un cammino di responsabilizzazione e prendendo parte attivamente alle precedenti fasi dibattimentali, assistito dal proprio legale Giovanni Azzena.
Se il periodo di prova all'interno della comunità si concluderà con esito positivo, il procedimento giudiziario a carico dei tre minori si chiuderà formalmente con l'estinzione dei reati loro contestati. Nel frattempo, la complessa vicenda giudiziaria legata a quella notte prosegue anche su altri fronti processuali, a partire dal giudizio di appello che interesserà Alessandro Chiani, il diciannovenne condannato in primo grado a venti anni di reclusione con rito abbreviato per le accuse di tentato omicidio e rapina, ritenuto l'autore materiale dell'affondo con il coltello.
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La posizione degli altri soggetti coinvolti nei vari gradi e procedimenti si articola attorno a differenti responsabilità accertate dagli inquirenti e dai giudici milanesi. Un quinto partecipante maggiorenne ha visto derubricare l'iniziale imputazione nel reato di omissione di soccorso, rimediando una condanna a dieci mesi, mentre la scelta della vittima di optare per la via del dialogo e della riconciliazione ha segnato profondamente l'intero sviluppo delle udienze, caratterizzate da momenti di confronto diretto in aula tra lo studente e i suoi aggressori.