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Borsa cinese, la bolla dell'intelligenza artificiale si sgonfia: bruciati 2.500 miliardi

Il mercato azionario cinese perde 2.500 miliardi di dollari. La bolla dell'intelligenza artificiale scoppia tra dubbi sulla redditività e crisi dei consumi.

Andamento dei mercati azionari cinesi
In breve
  • Perdita di 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione dal picco di maggio.
  • L'indice STAR50 ha perso il 40% del suo valore dai massimi di luglio.
  • Gli investitori continuano a vendere nonostante gli interventi statali.
  • Il settore AI soffre per l'assenza di modelli di business redditizi.

Il mercato azionario cinese sta attraversando una fase di profonda correzione. Rispetto ai massimi registrati lo scorso 13 maggio, i titoli quotati in Cina hanno perso complessivamente quasi 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione. Al centro della crisi si trova il settore dell'intelligenza artificiale, dove l'entusiasmo iniziale ha lasciato spazio a crescenti dubbi sulla reale sostenibilità economica dei modelli di business adottati dalle aziende tecnologiche.

L'indice STAR50, che raggruppa le principali realtà del comparto tecnologico di Shanghai, ha subito un arretramento del 40% circa dal picco di luglio, bruciando circa 480 miliardi di dollari. La pressione sulle quotazioni è stata accentuata dalla difficoltà delle imprese nel tradurre i massicci investimenti in infrastrutture e hardware in ricavi concreti. Aziende di rilievo nel campo della robotica e dei semiconduttori hanno visto il proprio valore di mercato dimezzarsi in pochi mesi, spingendo l'autorità di vigilanza cinese a inasprire i criteri per le nuove quotazioni, richiedendo ora prove tangibili di solidità finanziaria.

Nonostante i tentativi di stabilizzazione da parte della cosiddetta "squadra nazionale" – il consorzio di fondi e broker legati allo Stato incaricati di sostenere i listini – la fiducia degli investitori rimane fragile. Dalla piazza di Hong Kong, gli operatori della Cina continentale hanno liquidato posizioni per 20 miliardi di dollari dall'inizio del mese, segnando il volume di vendite mensili più elevato dal luglio 2021.

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Le ripercussioni del rallentamento cinese si estendono oltre il settore tech, colpendo anche i colossi industriali internazionali. Volkswagen, ad esempio, ha registrato una perdita netta di 5,82 miliardi di euro nel terzo trimestre, penalizzata da un calo delle consegne in Cina del 39% nel periodo luglio-settembre. Il gruppo ha citato il contesto di mercato sfavorevole e la crescente pressione competitiva come fattori determinanti per il peggioramento dei conti.

Sul fronte delle criptovalute, Bitcoin si mantiene stabile attorno agli 80.400 dollari. Sebbene alcuni analisti temano un effetto specchio sui mercati occidentali qualora i dati sugli utili delle aziende tech statunitensi dovessero confermare una spesa in infrastrutture AI superiore ai ricavi, non si registra al momento un canale di trasmissione diretto tra il crollo cinese e il mercato crypto, complice il bando al trading di asset digitali vigente in Cina.

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