Un attacco informatico di proporzioni inedite ha colpito Binance, la piattaforma di scambio di criptovalute leader per volumi di mercato. Giovedì sera, in un arco temporale di appena venti minuti, una quantità massiccia di asset digitali è stata sottratta dai portafogli della società, in quella che molti osservatori internazionali hanno già definito come la rapina del secolo.
L'impatto economico stimato oscilla tra i 6,3 e i 6,4 miliardi di dollari, una cifra che polverizza ogni precedente record nel settore finanziario digitale, superando di circa quattro volte il furto subito dall'exchange Bybit nel febbraio 2025. L'operazione è stata condotta con estrema rapidità, coinvolgendo simultaneamente dieci diverse blockchain, tra cui Bitcoin, Ethereum, Tron, Solana e XRP Ledger, con i fondi convogliati verso indirizzi riconducibili a un unico autore.
Le società di analisi blockchain TRM Labs e Chainalysis hanno attribuito l'offensiva, con un elevato grado di affidabilità, a TraderTraitor, unità d'élite di cybercriminali legata al regime della Corea del Nord, nota nel settore anche come Lazarus Group. Gli esperti hanno sottolineato la complessità della strategia: una preparazione meticolosa, iniziata con largo anticipo, che ha previsto l'impiego di firme digitali ottenute preventivamente e un'esecuzione coordinata. Per tentare di occultare le tracce, gli attaccanti hanno utilizzato piccoli prelievi tramite il mixer Tornado Cash, sebbene le modalità di riciclaggio osservate presentino tratti distintivi rispetto alle incursioni passate.
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Binance ha confermato di aver avviato una stretta collaborazione con le forze dell'ordine per risalire all'identità dei responsabili. Al momento, le autorità nordcoreane non hanno risposto alle richieste di commento in merito alle pesanti accuse mosse dalla comunità di sicurezza informatica globale.