HOT•NEWS Il mondo. Adesso.

Halloween non è americana: il Giorno dei Morti nacque a Napoli 3000 anni fa, tra zucche e 'cicci muorti'

Scopri come il Giorno dei Morti, nato a Napoli 3000 anni fa, si è diffuso nel mondo con riti antichi e moderne celebrazioni. Dalle zucche ai 'cicci muorti'…

Una scultura monumentale di Catrina alta 33 metri in piazza Zócalo a Città del Messico, circondata da fiori di calendule e
In breve
  • Il rito della panspermia, nato nei Campi Flegrei nell’VIII secolo a.C., è l’antenato dei cicci muorti e simboleggia il ciclo della vita e de
  • Nel 1656, la peste a Napoli diede origine al culto delle anime pezzentelle, con bambini che raccoglievano offerte per le anime dei defunti t
  • L’intaglio delle zucche ha radici italiane: nel Settecento e Ottocento, i contadini campani usavano le cocozze per guidare le anime dei defu
  • La scultura di Catrina alta 33 metri a Città del Messico detiene il record mondiale come statua di cartapesta più alta, circondata da 100.00

Quando il 31 ottobre milioni di persone in tutto il mondo si vestono da streghe, intagliano zucche e distribuiscono dolci, poche sanno che il vero nucleo di queste celebrazioni affonda le radici in un rito antico quanto la Magna Grecia, nato nei Campi Flegrei e tramandato fino ai giorni nostri, soprattutto a Napoli. Non è un’invenzione americana, ma una tradizione che si snoda attraverso millenni, con radici profonde nella cultura mediterranea e che oggi si esprime in forme diverse, dal Messico all’Italia.

Già nell’VIII secolo a.C., i coloni greci che si insediarono nei Campi Flegrei e a Cuma associarono quel territorio a un confine con gli Inferi. Qui, presso il lago d’Averno, si praticavano rituali di necromanzia e si onoravano divinità legate alla terra. Nacque così il rito della panspermia, un’offerta di grano bollito, melograno, legumi e frutta secca durante le festività delle Antesterie. Un gesto simbolico che rappresentava il ciclo della vita e della morte, con il seme che muore nella terra per rinascere. Questo rituale è considerato l’antenato dei cicci muorti, i dolci campani a base di grano e frutta secca che ancora oggi vengono preparati per il Giorno dei Morti.

Con il tempo, il legame con i defunti si consolidò. Durante l’epoca romana, la tradizione si formalizzò nel calendario civile con l’apertura del Mundus Patet, un evento che segnava il momento in cui gli Inferi si aprivano per accogliere le anime. Nel Medioevo, invece, si mescolarono culti locali e leggende, come quella delle janare, le streghe delle campagne campane, figlie di una fusione tra tradizioni silvani e credenze germaniche.

Leggi anche: Napoli, allarme incendio all'alba: colonna di fumo nero sulla città

Ma è nel 1656 che Napoli diede un contributo decisivo alla storia di queste celebrazioni. La grande epidemia di peste che sterminò oltre 250.000 persone — quasi la metà della popolazione — portò alla nascita di un rito commovente: quello delle anime pezzentelle. I napoletani iniziarono a pulire i teschi anonimi delle caverne del Cimitero delle Fontanelle, adagiandoli su fazzoletti ricamati e offrendo loro preghiere e loculi in cambio di protezione. Nei quartieri popolari, i bambini, con le loro cascettelle — scatole di legno o latta con una feritoia e una candela — iniziarono a chiedere offerte per alimentare le lampade votive nei vicoli e negli ossuari. Una consuetudine che documenta come, anche in tempi duri, la memoria dei defunti sia rimasta viva.

Nonostante l’iconografia moderna associ spesso le zucche intagliate ad Halloween, in realtà questa tradizione ha radici italiane. Nel Settecento e nell’Ottocento, nei comuni dell’entroterra campano come Afragola e Marigliano, i contadini scavavano le cocozze — zucche agricole — inserendovi un lumino per guidare le anime dei defunti e scacciare le presenze maligne. Un gesto semplice ma carico di significato, che univa fede e superstizione.

Oggi, mentre il mondo celebra Halloween, altre città italiane e straniere ripercorrono tradizioni che risalgono a millenni fa. A Firenze, il Día de Muertos messicano si è radicato nel centro storico con una sfilata che attraverserà piazza Santa Croce e piazza Santa Maria Novella il 1° novembre. Protagonisti saranno i Catrin e le Catrina, figure simboliche con volti truccati da scheletro e abiti eleganti, accompagnati dalla musica dei mariachi. La partecipazione è gratuita, e chiunque potrà unirsi al corteo, con un servizio di trucco offerto dal Consolato Onorario del Messico per grandi e piccoli.

Leggi anche: Pioli a Napoli: il pranzo sul lungomare che riaccende i rumors sul mercato azzurro

Anche a Città del Messico, la tradizione si rinnova con un’opera monumentale: una Catrina alta 33 metri, composta da acciaio e fibra di vetro, è stata eretta in piazza dello Zócalo per le celebrazioni del Giorno dei Morti. L’installazione, che detiene il record mondiale come statua di cartapesta più alta mai costruita, è circondata da 100.000 calendule e rappresenta l’unione tra memoria e arte, temi centrali in questa ricorrenza che unisce gioia e rispetto per i defunti.

In Italia, la tradizione si esprime anche attraverso il cibo. A Pavia, la Ceciata del Borgo, una minestra di ceci con le cotiche preparata da oltre 140 anni, è un omaggio ai legumi, considerati la carne dei poveri per la loro nutrizione e durata. Un tempo, si lasciava persino un piatto di minestra sul tavolo per le anime dei defunti, un gesto che rifletteva il legame profondo tra cibo e memoria. La cotica, spesso sottovalutata, è in realtà la pelle del maiale, ricca di collagene che, durante la cottura, si trasforma in gelatina, dando alla minestra una consistenza cremosa e sostanziosa.

Mentre in Puglia, i comuni di Lecce, Bari e Taranto hanno organizzato piani straordinari di viabilità per gestire l’affluenza ai cimiteri durante il ponte di Ognissanti. Navette dedicate, sensi unici temporanei e orari potenziati per i trasporti pubblici permetteranno ai cittadini di raggiungere i luoghi della commemorazione in sicurezza, rispettando la tradizione di visita ai cari scomparsi.

Queste celebrazioni, che uniscono riti antichi e tradizioni moderne, dimostrano come il culto dei defunti sia un fenomeno universale, capace di adattarsi ai tempi senza perdere la propria essenza. Da Napoli a Città del Messico, dalle zucche intagliate ai piatti di ceci, il Giorno dei Morti continua a essere una festa di colori, suoni e sapori, dove la gioia della vita si intreccia con il ricordo di chi non c’è più. Una celebrazione che, più che un’invenzione americana, è il frutto di una storia lunga millenni, raccontata attraverso usanze che resistono al tempo.

Ti è stato utile questo articolo?
↑