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Donne sfollate in fuga dal conflitto a rischio violenza sessuale in Sud Africa

Donne sfollate in fuga dal conflitto nel Sud Africa: violenze sessuali, vulnerabilità economica e iniziative di sopravvivenza. Testimonianze e interventi di

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Nel cuore dell’est della Repubblica democratica del Congo, dove i conflitti armati si trascinano da decenni, le donne sfollate rappresentano una categoria particolarmente esposta alla violenza sessuale. Non è solo l’azione diretta di soldati o miliziani a mettere a repentaglio la loro incolumità, ma anche l’azione di civili che, approfittando della loro condizione di estrema fragilità, le sfruttano per scopi sessuali.

Charline, una giovane donna di vent’anni, racconta con voce rotta di un episodio accaduto in un contesto apparentemente banale: una madre le aveva affidato il compito di lavare i vestiti dei figli per pochi franchi congolesi, per poi lasciarla sola in casa. “Mentre ero impegnata, il figlio più grande la chiamò in una stanza; io pensai che volesse darmi altri compiti, ma appena entrai mi afferrò e mi violentò”. La paura di parlare, il timore di ritorsioni e la necessità di mantenere la famiglia la costringono a tacere.

Il fenomeno non è isolato. In diversi campi profughi, come quello di Don Bosco a Nyiragongo, molte donne costrette a cercare lavoro quotidiano si trovano a dover affrontare tentativi di abuso da parte di uomini che si presentano come patroni o intermediari. “Spesso mi sveglio con la sensazione di non poter camminare da sola”, ha dichiarato una madre di due figli che vive nel campo. La mancanza di alternative economiche rende difficile denunciare, poiché ogni segnalazione potrebbe compromettere la capacità di provvedere ai figli.

Gli esperti sottolineano l’importanza di intervenire su due fronti: da un lato, la necessità di creare opportunità di reddito autonome, dall’altro, la necessità di rafforzare il supporto psicologico e legale. “Il senso di impunità è alto quando le vittime non denunciano”, osserva Semu Sikulimwenge, psicologo clinico presso l’ospedale HEAL Africa di Goma. “È fondamentale promuovere attività produttive che riducano la vulnerabilità e offrano un’autonomia economica”.

Le autorità legali hanno ricordato che il Codice Penale congolese punisce il reato di violenza sessuale con pene che vanno dai cinque ai venti anni di carcere. Tuttavia, la scarsa collaborazione delle vittime e la difficoltà di raccogliere prove rendono l’applicazione della legge estremamente complessa. Le organizzazioni non governative, come Women Power, stanno cercando di colmare il vuoto attraverso campagne di sensibilizzazione e di assistenza medica e psicologica.

Una risposta emergente proviene dalle donne stesse, che, nonostante le cicatrici del trauma, stanno avviando piccole iniziative commerciali. “Acquisto prodotti freschi da una venditrice vicina e li rivendo nel campo”, spiega una donna del campo, descrivendo una strategia che le permette di mantenersi e di sostenere altri familiari.

Domande frequenti

Quali sono le principali cause della violenza sessuale contro le donne sfollate in Congo?

Le principali cause includono la vulnerabilità economica delle donne, l’assenza di protezione legale, la persistenza di conflitti armati e l’impunità degli aggressori.

Come possono le organizzazioni supportare le vittime di violenza sessuale in aree di conflitto?

Attraverso la creazione di programmi di sostegno economico, assistenza psicologica e campagne di sensibilizzazione per ridurre l’impunità degli aggressori.