Con l'entrata in vigore dell'articolo 50 dell'AI Act europeo, lo scorso 2 agosto i fornitori di sistemi di intelligenza artificiale generativa sono tenuti a firmare digitalmente i contenuti prodotti. In risposta, diverse aziende hanno avviato progetti per introdurre etichette di identificazione.
Spotify ha dichiarato che, a partire da metà settembre, aggiungerà un'etichetta per separare le cosiddette 'AI Personas', ovvero artisti creati con l'ausilio dell'intelligenza artificiale. Il simbolo non interferirà con le raccomandazioni editoriali o algoritmiche e si riferirà all'identità pubblica dell'artista, non al metodo di composizione musicale.
Anthropic ha introdotto un watermark invisibile sui testi generati dai suoi modelli Claude, attivo dal 2 agosto. Definito come 'tatuaggio digitale', il segno persiste anche dopo operazioni di copia-incolla e non modifica la leggibilità del testo. Inoltre, l'azienda ha ampliato il supporto a versioni più vecchie dei propri modelli.
Anche Suno, piattaforma di composizione musicale tramite IA, sta sviluppando un sistema di marcatura per i contenuti prodotti. Parallelamente, sul web stanno comparendo strumenti capaci di cancellare tali tracce, sollevando interrogativi sull'uso di tali tecnologie.
Substack ha collaborato con Pangram per integrare una funzione facoltativa di riconoscimento dei testi generati dall'IA nella propria piattaforma di newsletter. L'obiettivo è contrastare il fenomeno del 'Claudefishing', ovvero l'uso dell'IA per simulare l'opera di autori umani.
Google, Meta, Microsoft e OpenAI hanno aderito al Codice di condotta europeo sulla trasparenza dei contenuti generati dall'IA, sottoscritto lo scorso 31 luglio. L'impegno prevede l'adozione di misure volontarie per assicurare la tracciabilità dei contenuti AI.
L'azione è stata abbracciata da un'ampia rete di organizzazioni internazionali, tra cui IFPI, RIAA e i Grammy, che hanno annunciato un approccio comune all'etichettatura volontaria delle tracce musicali prodotte da intelligenza artificiale.