Un recepimento sotto accusa
L'Italia si prepara a recepire la direttiva europea pensata per arginare le Slapp, le azioni legali strategiche utilizzate per silenziare il dibattito pubblico. Il percorso legislativo, tuttavia, è al centro di aspre critiche: le associazioni per la libertà di stampa denunciano come il provvedimento rischi di mancare il suo obiettivo principale, offrendo una protezione insufficiente a chi subisce intimidazioni giudiziarie.
I limiti del decreto
Il cuore del problema risiede nel perimetro applicativo scelto dal legislatore. Escludendo dal campo d'azione i processi penali e le controversie che si consumano interamente entro i confini nazionali, il decreto finisce per tagliare fuori oltre il 90% delle casistiche. Di fatto, lo strumento europeo rischia di diventare inefficace proprio laddove la pressione legale contro cronisti e attivisti è più frequente.
Il richiamo di Bruxelles
Il recepimento arriva in un clima di tensione istituzionale. La Commissione europea ha già avviato una procedura di infrazione contro l'Italia, contestando non solo il ritardo nell'adeguamento normativo, ma anche le modalità con cui il Parlamento sta procedendo. Mentre l'iter legislativo prosegue, resta aperta la questione sull'effettiva capacità del Paese di tutelare il diritto di cronaca e la libertà di espressione.
Domande frequenti
Cosa sono le Slapp?
Sono azioni legali strategiche finalizzate a intimidire giornalisti e attivisti, ostacolando la partecipazione pubblica attraverso il ricorso strumentale alle aule di tribunale.
Perché il decreto di recepimento è contestato?
Le associazioni di categoria criticano l'esclusione dei procedimenti penali e dei casi puramente nazionali, che insieme rappresentano oltre il 90% delle azioni legali contro l'informazione.