Mentre mancano pochi mesi al decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri torna a riflettere sulla ricostruzione dell'Appennino centrale.
“Il primo pensiero va alle 299 vittime e alle loro famiglie – dichiara Alberto Romagnoli, consigliere del Cni delegato al sisma Centro Italia –. L’esperienza maturata in questi dieci anni non va dispersa: sicurezza, competenze e ascolto dei territori devono diventare patrimonio del Paese”.
A dieci anni dal sisma, la ricostruzione ha registrato un’accelerazione significativa, soprattutto nell’ultimo triennio. Dal 2023 al 2026 sono stati liquidati circa 5,5 miliardi di euro per la ricostruzione privata, pari al 69% delle somme erogate. I cantieri conclusi sono arrivati a 14.968, mentre altri 8.393 sono ancora in corso.
“La sicurezza non riguarda solo gli edifici, ma anche i cantieri – sottolinea Romagnoli –. Il benessere dei lavoratori, la qualificazione delle imprese e il rispetto delle norme devono essere parte integrante del sistema di ricostruzione”.
Dal 2022 a oggi sono tornate a casa 5.452 famiglie, con una riduzione del 38,4% delle unità assistite. Parallelamente, sono stati autorizzati 197 interventi scolastici su 459 progetti previsti, per un valore complessivo di 1,6 miliardi di euro.
La semplificazione normativa è stata una delle leve chiave. Il Testo unico della ricostruzione privata, introdotto nel 2022, ha raccolto in un unico strumento le ordinarie normative precedenti, rendendole più accessibili e applicabili. “Un quadro chiaro e coerente – spiega Romagnoli – è indispensabile per trasformare le decisioni in interventi concreti”.
Un altro tassello importante è stato il ruolo del commissario straordinario Guido Castelli, il cui mandato ha garantito continuità e un dialogo più stretto tra istituzioni, professionisti e territori. “Senza questa regia – osserva il Cni – la ricostruzione sarebbe ancora in ritardo rispetto alle potenzialità del cratere”.
Dal 13 maggio 2026 è operativo il badge digitale per i cantieri, strumento sviluppato in collaborazione con i ministeri dell’Interno e del Lavoro e presentato a Montecitorio. “Si tratta di un sistema per monitorare le presenze, contrastare le irregolarità e tutelare i lavoratori – spiega Romagnoli –. Un esempio di come la ricostruzione possa diventare un laboratorio di innovazione per l’intero Paese”.
Oggi, più che mai, il Cni ritiene che il patrimonio costruito in questi anni debba essere preservato e trasferito. “Abbiamo imparato che la ricostruzione richiede un metodo – conclude Romagnoli – con regole chiare, confronto tra competenze diverse e attenzione alla sostenibilità sociale ed economica. Tenere vive le aree interne significa garantire non solo case sicure, ma anche scuole, servizi e opportunità di lavoro”.
Dieci anni dopo, la sfida è trasformare quell’esperienza in un modello replicabile in tutta Italia.