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Insetti, inondazioni e silenzi: la cronaca del disastro che ha spezzato le colline del Nepal

Reportage su un’alluvione che ha colpito il Nepal il 27 agosto 2026, con vittime, dispersi e un paesaggio trasformato. Scopri le testimonianze e le immagini

Fango e detriti che coprono le case di un villaggio nepalese dopo le alluvioni

Nella mattinata del 27 agosto 2026, una serie di piogge torrenziali ha innescato inondazioni improvvise nelle colline dell’area orientale del Nepal, trascinando via case, ponti e scuole lungo il corso dei fiumi. La furia dell’acqua ha colpito in modo particolare i villaggi di Rasuwa e Betrawati, dove intere famiglie hanno dovuto rifugiarsi tra le foreste per sfuggire al diluvio.

Le prime ore del mattino hanno visto l’arrivo di un gruppo di giornalisti e volontari sulle moto, provenienti da Kathmandu. Tra macerie e fango, hanno documentato scene di devastazione che hanno lasciato senza parole: alberi sradicati, veicoli rovesciati e resti di edifici sparsi lungo i pendii, testimonianze di un territorio che non riesce più a riconoscersi.

Il fotografo Suman Nepali, che ha accompagnato la spedizione, ha descritto l’emozione come un’ondata che travolge, così intensa da impedire di sollevare la macchina fotografica. Lì, davanti a corpi ancora coperti di terra, a bambini feriti e a donne con le unghie dipinte, ha scoperto la fragilità di una comunità che perde tutto in un istante.

Il bilancio delle vittime resta provvisorio, ma il numero delle famiglie rimaste senza riparo è destinato a salire. Alcuni sopravvissuti hanno raccontato di non aver ricevuto alcun avviso di allarme, di aver visto l’acqua trasformarsi in un muro improvviso che ha travolto i villaggi in pochi minuti.

Le autorità locali hanno allestito liste di superstiti, mentre i volontari cercano di riunire genitori e figli separati. In alcuni casi, le ricerche si concentrano su giovani studenti che avrebbero dovuto tornare a scuola il 28 agosto, ora costretti a confrontarsi con l’assenza di parenti e punti di riferimento.

Nonostante l’intervento dell’esercito e gli aiuti in arrivo, il compito di ricostruire una zona trasformata in un mare di fango si preannuncia titanico. La catastrofe ha messo in luce anche le dinamiche sociali del paese, con molti uomini partiti per lavoro all’estero che ora tornano a trovare casa vuota.

Le immagini raccolte da Nepali Times mostrano paesaggi che un tempo erano verdi e coltivati ora coperti di terra scura e detriti. In mezzo a questo scenario, alcune case isolate restano in piedi, simboli di una resistenza che resiste al caos.

Mentre le operazioni di soccorso proseguono, le voci dei sopravvissuti continuano a emergere, ricordando l’urgenza di piani di emergenza più efficaci e di un sostegno continuo alle comunità più vulnerabili.

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