Dal 10 ottobre al 7 marzo, il Centro Saint-Bénin di Aosta ospita la retrospettiva "La dialettica del reale", dedicata a Nino Migliori. Curata da Mauro Zanchi per la Regione Valle d'Aosta, l'esposizione riunisce oltre 160 fotografie realizzate tra il 1950 e il 1959, periodo cruciale per la fotografia italiana del dopoguerra.
Il progetto ripercorre l'evoluzione del lavoro di Migliori negli anni Cinquanta, seguendo i suoi spostamenti lungo le strade dell'Italia: dal Delta del Po all'Emilia, dalla Bologna al Sud, fino alla Basilicata. Con la sua Rolleiflex, il fotografo si aggirava per i paesi, osservando con attenzione le trasformazioni del mondo rurale e urbano, entrando inizialmente in contatto empatico con le persone prima di realizzare gli scatti definitivi.
Le immagini mostrano un'Italia in transizione: negozi che cambiano aspetto, l'apparire dei primi manifesti pubblicitari, abitudini tradizionali che si intrecciano con le novità del capitalismo emergente. Migliori sceglieva di stare "sulla strada" per comprendere ciò che stava accadendo, documentando non solo la realtà visiva ma anche i mutamenti culturali in atto.
Tra le serie esposte, spicca "Gente dell'Emilia" del 1953, che include una scena divenuta emblematica: una sera d'estate, una facciata con finestra aperta, luce accesa all'interno e una famiglia intenta a cenare, mentre fuori si vede il vicolo deserto. Questo tipo di composizione, dove un interno viene rivelato attraverso un'apertura, anticipa quello che negli anni Ottanta verrà definito "immagine costruita dentro un'altra immagine", un tema poi esplorato da fotografi come Luigi Ghirri.
La mostra propone anche riferimenti alla pittura: Migliori, influenzato da incontri con Giorgio Morandi e gli artisti informali bolognesi, giocava spesso su elementi che fondevano presenza pittorica e immagine realistica, come il riflesso di un palazzo fuori fuoco in un vetro, che suggerisce una dimensione pittorica dentro una scena reale.
L'esposizione, organizzata dall'Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Valle d'Aosta, intende restituire la complessità dello sguardo di Migliori: non semplici documentazioni di vita di provincia, ma indagini sui mutamenti culturali di un periodo fondamentale per la formazione dell'identità nazionale. Attraverso una selezione attenta delle opere realizzate tra il 1950 e il 1959, il percorso mette in luce sia la dimensione sociale del Neorealismo che le prime sperimentazioni linguistiche di un autore che, pur rimanendo fedele al realismo, apriva a soluzioni formali innovative.