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Bancari, tra fusioni e digitale, l'Europa perde 921.903 posti di lavoro dal 2010

Occupazione nel settore bancario europeo in calo del 30 per cento tra il 2010 e il 2025: dati Italia, ruolo del Fondo di solidarietà, fusioni e

Riduzione occupazionale nel settore bancario europeo

La trasformazione del settore bancario ha portato a una contrazione significativa delle risorse umane in Europa tra il 2010 e il 2025, con una perdita netta di 921.903 dipendenti secondo una rielaborazione di dati della Bce elaborata dal sindacato Fabi. Il calo occupazionale, stimato in un 30 per cento, ha visto la forza lavoro scendere da 3,52 milioni a 2,13 milioni.

Il caso Italia: il Paese ha perso circa il 20 per cento dei posti di lavoro nel settore, passando da 321.000 a 257.966 dipendenti, in linea con la riduzione degli sportelli che è scesa da 33.631 a 19.182 unità, un decremento del 43 per cento. Le fusioni e le operazioni di aggregazione, come l'Opa di Intesa Sanpaolo su Mps, hanno accelerato il processo di ristrutturazione.

Confronto con gli altri Paesi: in Germania il calo è stato del 33 per cento, in Spagna del 36 per cento, mentre in Francia la contrazione si è limitata all'8 per cento. L'Italia si è distinta per una gestione più equilibrata delle uscite, favorita da strumenti come il Fondo di solidarietà e il Fondo per l'occupazione.

Ruolo della tecnologia: il settore ha puntato sulla multicanalità e sul digitale, riducendo drasticamente la rete fisica. Dal 2010 al 2025 sono scomparsi oltre 106.000 sportelli (-46 per cento), un calo più marcato rispetto a quello occupazionale.

Fondo di solidarietà: nato nel 2000, ha consentito alle banche di gestire esuberi attraverso accordi con i sindacati, collegando due uscite volontarie a un'assunzione. Tra il 2012 e il 2025 sono state realizzate 41.841 assunzioni, riducendo l'impatto delle perdite occupazionali.

Prospettive future: il rinnovo del contratto nazionale, in discussione dal marzo 2025, richiede coerenza con i risultati di redditività. Il sindacato ha sottolineato come gli aumenti proposti (518 euro medi) siano giustificati dalla crescita degli utili registrati tra il 2022 e il 2025.

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