Curtis Wright, 40 anni, era tornato negli Stati Uniti per un viaggio di lavoro a novembre e, al suo rientro, è stato sottoposto a una procedura di controllo secondario da parte dell'ICE. Un agente ha fatto riferimento a un reato di possesso di sostanze stupefacenti commesso quando aveva 17 anni. Dopo una breve interrogatorio, l'agente gli ha comunicato che era stato messo in stato di detenzione e che sarebbe stato trasferito a una struttura federale.
Nel centro di detenzione ha vissuto condizioni difficili: celle affollate, igiene deficiente, catene pesanti e pressioni costanti a danno della sua libertà di movimento. Le udienze giudiziarie sono state rinviate più volte, con l'intento di far perdere la motivazione e cedere la difesa del suo diritto a rimanere negli Stati Uniti.
Gli è stata negata la cauzione, classificandolo come «visitatore straniero», e i tentativi di ottenere una liberazione provvisoria sono stati ripetutamente respinti. Dopo otto mesi, consapevole dei tempi lunghi di un eventuale ricorso, ha accettato il trasferimento forzato in Canada.
Ora vive nella casa dei genitori a Kelowna, in British Columbia, accanto alla sua fidanzata e alla figlia di due anni. Ha trovato occupazione in un'azienda di oil and gas che sta per aprire una nuova divisione in Alberta e intende ricostruire legami familiari e professionali.