Lululemon ha esteso il proprio modello di business al mercato dell'usato, lanciando in Canada la piattaforma Like New. Il cuore operativo dell'iniziativa è un centro di lavorazione di circa 2.300 metri quadrati a Calgary, gestito in collaborazione con Tersus Solutions. All'interno della struttura, i capi restituiti dai clienti vengono sottoposti a un processo di ispezione e pulizia, che sfrutta un sistema a CO2 liquida privo di acqua, per poi essere ricondizionati e rimessi in vendita.
La strategia punta a trasformare prodotti che altrimenti verrebbero dismessi in risorse di valore. I clienti possono cedere i propri capi usati ricevendo in cambio credito in negozio o, in alternativa, una quota in contanti, una dinamica pensata per incentivare la fedeltà al marchio. Per il consumatore, l'iniziativa rappresenta un'opportunità per accedere alla qualità del brand a prezzi ridotti, una necessità sempre più sentita in un contesto economico che impone una gestione attenta del budget.
I primi riscontri dal centro di Calgary sono incoraggianti: il volume di articoli gestiti sta superando le aspettative iniziali, con una media giornaliera che oscilla tra i 1.000 e i 1.500 capi. Lululemon segue così una tendenza già intrapresa da altri marchi del settore tecnico e sportivo, come Arc'teryx e Canada Goose, che stanno integrando la rivendita dell'usato nei propri ecosistemi per trattenere il valore dei prodotti e ridurre l'impatto ambientale.
Secondo gli analisti, l'apertura al mercato second-hand non intacca il posizionamento premium del brand, ma permette di intercettare diverse fasce di clientela attraverso punti prezzo differenziati. Modelli simili, già sperimentati con successo da realtà come Anián e IKEA, confermano come la circolarità stia diventando una componente strutturale del commercio moderno, capace di sottrarre significativi volumi di tessili alle discariche offrendo al contempo una garanzia di qualità sull'usato.