L'inizio dell'anno scolastico 2026/2027 si traduce in una nuova prova di resistenza economica per le famiglie italiane. Il monitoraggio dell'Osservatorio Eures-Adoc, effettuato su un campione di oltre 3.500 testi in cento istituti, stima una spesa complessiva che supera il miliardo di euro, di cui 800 milioni destinati al nuovo e 200 all'usato, a cui vanno aggiunti almeno 200 milioni per corredo, dizionari e materiale tecnico.
La spesa media annua per i libri di testo si attesta a 217 euro per le scuole secondarie di primo grado e raggiunge i 342 euro per quelle di secondo grado, segnando un incremento del 12,1% rispetto al 2024. Il peso economico varia drasticamente in base all'indirizzo: il liceo classico si conferma il percorso più oneroso, con una spesa media annua di 392 euro che, sommata al corredo, supera i 1.000 euro totali. Per i nuclei familiari con due figli, il conto complessivo per il rientro a scuola può toccare quota 1.500 euro, spingendo molte famiglie a cercare alternative nel mercato dell'usato o attraverso scambi tra privati.
L'analisi territoriale evidenzia un paradosso: il Mezzogiorno risulta l'area dove l'istruzione pesa maggiormente sui bilanci. Nonostante i redditi medi più contenuti, le famiglie del Sud e delle Isole affrontano costi medi annui di 375 euro per le superiori, contro i 316 euro del Nord. Un divario amplificato da un incremento della spesa del 23,4% registrato nel Meridione nel biennio 2024-2026.
La presidente di Adoc, Anna Rea, ha definito l'attuale situazione una minaccia al diritto allo studio. L'associazione sollecita interventi strutturali per alleggerire il carico, proponendo una detrazione fiscale del 19% sulle spese per i testi, il potenziamento del comodato d'uso e del riuso scolastico, oltre a un richiamo alla responsabilità sociale degli editori, affinché limitino le revisioni dei testi che rendono rapidamente obsoleti i volumi usati.