Dante Ferretti, scenografo premio Oscar e storico collaboratore di Pier Paolo Pasolini, è intervenuto nuovamente sul contenzioso legale che riguarda la Torre di Chia, ultima dimora del poeta nel territorio di Soriano nel Cimino, nella Tuscia Viterbese. Ha espresso l’auspicio che la questione si risolva presto, nel rispetto della memoria di Pasolini e con correttezza tra le parti coinvolte.
La Torre di Chia fu acquistata da Pasolini nel 1970. Dopo un tentativo fallito di cederla allo Stato, gli eredi del poeta misero in vendita l’immobile all’inizio del 2020. Il 25 febbraio 2021, con un atto notarile, la proprietà passò all’attore Gabriele Gallinari, che da allora ne è il titolare formale.
Nel luglio 2022, l’Università Agraria di Chia, ente che amministra il demanio collettivo della frazione, ha presentato un ricorso al Commissario per la liquidazione degli usi civici per Lazio, Umbria e Toscana, sostenendo che i terreni e il fabbricato fossero proprietà collettiva dei ‘naturali di Chia’ e che la vendita fosse quindi nulla.
Il 7 aprile 2025 il Commissario ha accolto le ragioni dell’ente agrario, dichiarando che la Torre di Chia e i suoi terreni appartengono al patrimonio civico, annullando il contratto del 2021 e ordinando la reintegrazione del bene nel demanio collettivo, affidando l’esecuzione alla Regione Lazio.
Gallinari ha impugnato la decisione davanti alla Corte d’Appello di Roma, sezione speciale usi civici, chiedendo anche la sospensione degli effetti della sentenza. Il 14 maggio 2026 la Corte ha respinto la richiesta di sospensiva, ritenendo il reclamo ‘non manifestamente fondato’, e ha rinviato la decisione di merito al 4 luglio 2028.
Il 16 giugno 2026 la Regione Lazio ha avviato formalmente la procedura di reintegra demaniale, in esecuzione dell’ordine del Commissario del 2025. Ferretti ha ricordato il legame personale e professionale con Pasolini, sottolineando che la Torre rappresenta un luogo fondamentale nella vita del poeta, dove nacque l’idea di ristrutturare il rudere dopo averlo visto durante le riprese de ‘Il Vangelo secondo Matteo’.
Lo scenografo ha descritto come aveva proposto a Pasolini l’uso di legno e vetro per dialogare con la natura circostante, creando una continuità tra architettura e paesaggio senza alterare l’aspetto originale del castello. Ha definito la Torre ‘patrimonio dell’anima e del cuore’ del poeta e del loro rapporto umano e artistico, raccontato anche nella mostra ‘Bellezza imperfetta. Io e Pasolini’, attualmente in esposizione a Gradara.