L'Onu ha pubblicato un rapporto intitolato Limiting the Overshoot, firmato da circa cinquanta tra i più autorevoli climatologi internazionali, in cui afferma esplicitamente che il mondo supererà inevitabilmente la soglia di 1,5 gradi di riscaldamento rispetto ai livelli preindustriali. Questo limite, stabilito negli Accordi di Parigi del 2015, rappresentava l'impegno della comunità internazionale per evitare gli effetti più gravi del cambiamento climatico.
Il segretario generale Antonio Guterres ha collegato questa affermazione agli eventi estremi dell'estate appena trascorsa: ondate di caldo torrido, incendi devastanti e inondazioni mortali. Secondo lui, questi fenomeni sono un monito chiaro su ciò che attende il pianeta se non si interviene con decisione. Ha sottolineato che, sebbene il superamento di 1,5°C sia ormai certo, è fondamentale limitarne l'entità e la durata, il che richiede un livello di ambizione senza precedenti nelle politiche di riduzione delle emissioni.
Il rapporto indica che per contenere il picco di temperatura intorno a 1,8 gradi sarebbe necessario ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2035 e azzerarle completamente entro il 2050. Anche in questo scenario, il ritorno sotto la soglia di 1,5°C entro la fine del secolo sarebbe possibile solo grazie a un'azione immediata e decisa, accompagnata da strategie di rimozione del carbonio già presente in atmosfera.
Gli scienziati avvertono che anche un superamento temporaneo di 1,5°C potrebbe innescare punti di non ritorno nel sistema climatico, come il collasso della foresta amazzonica o la disgregazione irreversibile delle calotte polari. Questi fenomeni, una volta avviati, sarebbero in grado di alterare in modo permanente i modelli meteorologici su scala globale, con conseguenze che vanno ben oltre l'aumento della temperatura media.
Se il riscaldamento dovesse arrivare fino a 3 gradi entro il 2100, le proiezioni indicano la perdita di oltre un quarto della massa totale dei ghiacciai planetari, con un conseguente innalzamento del livello del mare fino a 13 centimetri. Inoltre, la produzione alimentare globale potrebbe diminuire fino al 14% entro il 2050, aggravando le pressioni sulla sicurezza alimentare in molte regioni del mondo.
Nonostante l'ammissione di sconfitta rispetto all'obiettivo originale, l'Onu ribadisce che l'obiettivo di 1,5°C rimane quello da perseguire. Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep), ha spiegato che ora è necessario affrontare la sfida in modo diverso, concentrandosi sulla limitazione dei danni e sull'adattamento, senza abbandonare la lotta contro le emissioni.